Quando le domeniche di Lugano profumavano di benzina

Christian Tresoldi - consigliere comunale Lugano
Lugano era una città più romantica. Una città dove ci si conosceva tutti, dove la domenica non era un giorno qualunque ma un’occasione per stare insieme. Era la primavera del 1954 quando la strada che saliva verso il Monte Brè smise di essere soltanto una via di collegamento e divenne il luogo di un rito collettivo: la Lugano–Monte Brè, la corsa in salita che univa un’intera città. La gente si radunava presto lungo i tornanti, appoggiata ai muretti di pietra o seduta su sedie improvvisate in riva alla strada. All’alba, il rumore dei motori e lo scoppiettio delle prime motociclette riempivano l’aria. I piloti, con le loro tute di pelle vissute e il classico caschetto inglese Cromwell in testa, non correvano per fama ma per l’amore puro della salita, per quella sfida fatta di curve, pendenze e cuore.
I meccanici non avevano divise ordinate, ma mani sporche di olio, una sigaretta sempre accesa dietro l’orecchio e l’orgoglio di chi sa aggiustare tutto con poche chiavi. Nel corso degli anni Sessanta, quella corsa era diventata una festa popolare. Le moto salivano una dopo l’altra, il pubblico applaudiva, si rideva e si scherzava. E mentre i motori ruggivano verso il Brè, a Gandria il pomeriggio le cantine si aprivano, i tavoli si riempivano di bottiglie di Merlot, salamini luganighe, costine sfrigolanti; gli aperitivi improvvisati si allungavano fino alla cena accompagnati dalle voci del Trio di Gandria che cantava tra una risata e l’altra. Era un Ticino autentico, caloroso, fatto di amicizie vere e di passione condivisa.
Tra le edizioni più memorabili resta quella del 1921 raccontata con entusiasmo anche dalle cronache sportive: migliaia di persone si riversarono fino a tarda ora lungo la salita con comitive provenienti da tutta la regione. Nell’aria si sentivano rombi di motori, mentre i concorrenti affrontavano la lunga e ripida salita. La gara vide protagonisti come Magni e soprattutto Augusto Rossi detto “Pepèna” che nonostante un guasto alla catena riuscì con audacia e perizia a dominare la corsa tra applausi assordanti e grida di “bravo Pepèna”. Poi, agli inizi degli anni Settanta, il mondo cambiò e la Lugano–Monte Brè si spense, come tante altre tradizioni lentamente e senza troppi clamori. Restano nelle fotografie ingiallite, nei racconti sussurrati tra amici, nella memoria di chi c’era davvero.
Ma quel ricordo ha un sapore che ancora oggi riscalda il cuore dei luganesi: il profumo di benzina, il rumore dei motori, il calore di una comunità riunita attorno a una passione. Immaginare oggi una rievocazione di quella corsa significherebbe più di una semplice festa. Significherebbe dare agli appassionati ticinesi delle due ruote la possibilità di far uscire almeno una volta le loro moto da collezione, non per competere contro il cronometro, ma per celebrare una storia che è anche quella di Lugano. Riportare per un giorno quel rombo, quella convivialità, sarebbe un modo per ricordare che Lugano non è fatta solo di modernità, ma anche di ricordi condivisi e passioni genuine, una città che sa ancora emozionarsi.



