Dalla periferia al centro: la Leventina e la sfida di investire per restare attrattivi

Luca Frasa, Municipale di Quinto
Luca Frasa, Municipale di Quinto
QUINTO - Osservando il Ticino da Bellinzona e Biasca verso Nord, emerge con chiarezza una questione centrale per il futuro delle regioni di montagna: la periferia non è una condizione geografica, ma una conseguenza delle scelte — o delle non scelte.
La Leventina è attraversata da uno degli assi più strategici d’Europa, il Nord–Sud. Grazie ai collegamenti ferroviari e autostradali, i grandi centri urbani sono oggi raggiungibili in tempi ridotti. Eppure, nonostante questa posizione privilegiata, il territorio continua spesso a essere percepito come un luogo di passaggio, più che come una destinazione.
Il paradosso è evidente: i flussi ci attraversano, ma il valore economico e sociale generato resta limitato.
Strategie sì, ma senza investimenti restano teoria
Negli ultimi anni si è parlato molto di strategie territoriali, di target turistici, di sviluppo sostenibile. Tutti elementi necessari. Ma c’è una verità che le regioni di periferia conoscono bene: nessuna strategia funziona se non è accompagnata da investimenti concreti in strutture e infrastrutture di qualità.
Per attrarre famiglie, sportivi, turismo lento, eventi o semplici visitatori giornalieri, servono: spazi accessibili e moderni, strutture capaci di funzionare tutto l’anno, offerte pensate per più target, non per una nicchia ristretta.Senza questi presupposti, il rischio è quello di limitarsi a gestire l’esistente, entrando in una spirale di progressiva perdita di attrattività.
Il coraggio di “rischiare” come scelta responsabile
Per territori come la Leventina, il vero rischio non è investire, ma non farlo.Investire non significa sperperare risorse, bensì anticipare i bisogni, creare valore aggiunto, offrire motivi concreti per fermarsi, tornare e vivere il territorio.
Le regioni di montagna non hanno bisogno di interventi puramente estetici. Hanno bisogno di progetti strutturali, capaci di generare economia locale, socialità e identità, rafforzando al contempo la qualità della vita per chi già vi risiede.
Quando la periferia diventa polo
Un esempio significativo arriva da fuori Cantone. Châtel-Saint-Denis, partendo da una posizione apparentemente periferica, ha scelto di investire in strutture moderne, accessibili e multifunzionali. Oggi è diventato un polo attrattivo a pochi minuti dal lago, immerso nella tranquillità e vicino alla montagna, capace di intercettare diversi tipi di pubblico.
Non è una questione di dimensioni o di fortuna. È il risultato di scelte politiche e strategiche chiare, fondate sul coraggio di guardare oltre il breve termine.
La Leventina: potenziale reale, non teorico
Tra Biasca, Bellinzona e l’alta valle, la Leventina dispone di risorse autentiche: paesaggio, identità, qualità della vita, prossimità ai grandi centri. Quello che manca non è il potenziale, ma la trasformazione di questo potenziale in attrattività concreta.
Investire in strutture di qualità significa dare un futuro alle regioni di periferia, contrastare lo spopolamento, creare opportunità per i giovani e rafforzare il tessuto economico locale.
Conclusione
Le regioni di montagna non devono rincorrere modelli urbani, ma nemmeno rassegnarsi a un ruolo marginale. La Leventina può scegliere se continuare a essere attraversata o diventare un luogo in cui valga la pena fermarsi.In un contesto sempre più competitivo, il vero rischio non è osare, ma restare immobili. E per le regioni di periferia, l’immobilismo è il lusso che non possiamo più permetter




