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PIERO MARCHESI

Imposizione individuale: più burocrazia, più costi e nessuna soluzione.

Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC
Tipress
Fonte red
Imposizione individuale: più burocrazia, più costi e nessuna soluzione.
Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC

La penalizzazione fiscale del matrimonio è un problema noto. Ma l’imposizione individuale non lo risolve: lo trasforma in un gigantesco pasticcio burocratico. Dietro una retorica di equità si nasconde una riforma che produrrà più carta, più costi e più complicazioni per cittadini e amministrazioni.

Con l’imposizione individuale, Cantoni e Comuni sarebbero costretti a riscrivere l’intero impianto fiscale: tariffe, deduzioni, modalità di tassazione. Non solo. Andrebbero riorganizzati anche tutti i sistemi collegati al reddito: riduzioni dei premi di cassa malati, borse di studio, sussidi per la custodia dei figli. Un effetto domino che nessuno ha ancora quantificato seriamente, ma che avrà un costo elevato e duraturo.

Il risultato concreto è semplice: raddoppio degli adempimenti. Le coppie sposate dovrebbero compilare due dichiarazioni fiscali, affrontare due procedure di tassazione complete e gestire due percorsi amministrativi paralleli. Per lo Stato significa trattare circa 1,7 milioni di dichiarazioni d’imposta supplementari. Per farlo servirebbero migliaia di nuovi funzionari. Altro che snellimento: è l’espansione dello Stato allo stato puro.

Colpisce, in questo contesto, il ruolo del PLR, promotore di questa iniziativa. Un partito che da sempre si presenta come paladino della lotta alla burocrazia e della semplificazione dello Stato propone oggi una riforma che va esattamente nella direzione opposta. È una contraddizione politica difficile da spiegare: a parole si combatte l’ingessatura amministrativa, nei fatti si lavora per farla esplodere.

Il tutto senza certezze sugli effetti finanziari per i contribuenti. Alcune coppie pagheranno meno, molte pagheranno di più, in particolare quelle con un solo reddito o con un secondo reddito modesto. Famiglie normalissime, che verrebbero penalizzate mentre si favoriscono i redditi elevati. Una modifica che nulla ha a che fare con la giustizia fiscale.

La cosa più sorprendente è che tutto questo avviene nonostante esistano già soluzioni semplici ed efficaci per correggere la penalizzazione del matrimonio. I Cantoni lo dimostrano da anni, con modelli mirati che funzionano senza stravolgere il sistema e senza creare nuova burocrazia. Ignorare queste soluzioni significa scegliere consapevolmente la via più complicata. Non a caso la stragrande maggioranza dei Cantoni si è opposta a questa iniziativa.

Quando una riforma produce più moduli, più costi e più funzionari, non è una modernizzazione. È un passo indietro. E fa ancora più riflettere quando a proporla è proprio chi dice di voler liberare il Paese dalla burocrazia.

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