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ALBERTO TOGNI

No all'aumento dell'Iva per compiacere UE e NATO

Alberto Togni, Presidente Fronte per la neutralità e il lavoro "No UE- No NATO"
Alberto Togni
Fonte red
No all'aumento dell'Iva per compiacere UE e NATO
Alberto Togni, Presidente Fronte per la neutralità e il lavoro "No UE- No NATO"

La recente proposta del Consiglio federale di aumentare l’IVA dello 0.8% per dieci anni, per finanziare la sicurezza, è irricevibile.

L’IVA è una tassa ingiusta e antisociale, che colpisce in particolar modo le fasce di reddito più basse, già provate dall’aumento del costo della vita; aumentarla per finanziare la corsa al riarmo è inaccettabile.

In primo luogo, perché ciò avviene sotto pressione di UE e NATO (“Per […] non rappresentare in futuro un rischio per la sicurezza all’interno dell’architettura di difesa europea” scrive, per l’ennesima volta, il Consiglio federale), che vogliono progressivamente integrare le forze armate svizzere all’interno delle loro catene di comando.

In secondo luogo, perché queste risorse vengono sottratte ai lavoratori per coprire le voragini finanziarie aperte dalle politiche di armamento fallimentari del Dipartimento federale della difesa (dal quale, non a caso, c’è stato un fuggi fuggi generale). Dagli F-35 al sistema Patriot (necessario per lo scudo missilistico voluto dall’UE), si tratta infatti di sistemi d’arma dai prezzi gonfiati e che foraggiano l’industria della difesa statunitense (alla faccia dell’autonomia europea e della sovranità nazionale) e la cui efficacia è ormai messa in dubbio dagli stessi ufficiali (vedi tasso di successo dei missili Patriot che in Ucraina, nel 2025, è crollato al 6%). Peggio ancora, questi armamenti creano pesanti vincoli tecnologici (e quindi politici) che legano il nostro governo e le nostre forze armate ai capricci di Paesi e blocchi militari terzi, cosa che causa un reale problema di autonomia e sicurezza nazionale.

Se il nostro governo avesse davvero a cuore la nostra politica di sicurezza e il difficile contesto internazionale, manterrebbe una linea di politica estera realmente autonoma e indipendente, attenendosi strettamente alla sua neutralità e dando nuovo slancio alla sua diplomazia, invece di proseguire l’integrazione a UE e NATO, da cui subisce in continuazione ricatti per poi chiamare alla cassa i lavoratori.

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