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05.05.2020 - 06:400

A scuola sì, ma non per una questione ideologica

Mirko D’Urso - Rivera

Durante le ultime settimane mi sono dilettato a scrivere sulla mia pagina fb alcuni commenti satirici in merito al discorso della prossima riapertura delle nostre scuole, sottolineando la confusione che regna nelle case di migliaia di famiglie ticinesi.
Ma la satira è un conto, mentre la realtà da affrontare va dibattuta seriamente.

Lunedì 11 maggio dovrebbero riaprire le scuole obbligatorie, con la frequenza facoltativa per le scuole dell'infanzia. Dico dovrebbero perché ancora ieri sono state tante le voci contrarie che sono emerse e, credo sia importante sottolinearlo, sono prese di posizioni preoccupate di molti collegi dei docenti del Cantone o di Associazioni del settore come ad esempio il Movimento della Scuola.

Le preoccupazioni nascono dal fatto che il DECS e il Governo abbiano preso una decisione molto netta, dove però la gran parte delle responsabilità per la difficile messa in pratica di tutte le disposizioni igenico-sanitarie atte a garantire una certa sicurezza negli edifici scolastici per allievi, insegnanti e personale vario, sia stata delegata ai Direttori delle Scuole Medie e, per quanto concerne SI e SE, ai Comuni e agli Istituti Scolastici che si occupano tra le altre cose anche della gestione organizzativa delle varie sedi.

Credo che la paura di docenti, direttori e sindaci sia proprio quella di non essere in grado di riuscire a garantire la messa in atto di tali normative in così poco tempo e soprattutto di non essere in grado di garantire il rispetto di tutte le “regole” di prevenzione da parte degli allievi.
Io sono dell'avviso che probabilmente tutte queste persone avrebbero dovuto essere coinvolte maggiormente in merito a questa delicata decisione, perché la responsabilità richiesta per gestire, in una situazione del genere, un gruppo di 10-15 bambini e ragazzi in classe, non è la stessa che gestire un team di operai, di muratori o di impiegati di banca.
Io insegno da 14 anni e posso dirlo con cognizione di causa. Non parlo ovviamente di responsabilità economiche o amministrative. No, parlo di cura della persona. Parlo del fatto che spesso i bambini e i ragazzi sono imprevedibili, sono ribelli, strafottenti. E' nella loro indole e non si tratta nella maggior parte dei casi di maleducazione. Quindi “controllarli” non sarà così facili.

Davvero non invidio tutti quegli insegnanti che da lunedì prossimo penseranno prima di tutto a far mantenere la distanze fisica (vi prego smettiamola di chiamarla distanza sociale) richiesta tra gli allievi e tra loro stessi e gli alunni, a farli entrare e uscire dalle classi in modo ordinato, a far disinfettare le mani prima, probabilmente anche durante, e dopo le lezioni, a gestire timori e paure dei bambini. Ripeto non li invidio e a loro va tutta la mia gratitudine perché per le prossime settimane il loro ruolo di insegnanti didattici sarà davvero limitato.

Ma lo scopo del mio scritto è un altro. Sono stufo di leggere prese di posizioni pubbliche o sui social dove le persone che si permettono di esprimere dei dubbi in merito alla riapertura delle scuole (o meglio in merito alla modalità della riapertura) venga tacciato come quello che si oppone all'istruzione, come quello che è contro la formazione, come quello che dimentica il valore importante che ha la scuola anche a livello aggregativo, a livello sociale dove tutti hanno le stesse possibilità di apprendere a prescindere dall'estrazione sociale o dalla provenienza.

Ma davvero qualcuno può ipotizzare che qualcuno sia CONTRO la scuola?
Ma come si fa semplicemente a pensare che un insegnante, un direttore di una scuola, un educatore possa essere contro la RIAPERTURA delle scuole?

Ma quale genitore snaturato non vorrebbe mandare i propri figli a scuola?
Nessuno. Ripeto, nessuno.

Qui si discute sul COME tornare a scuola e non sul fatto di tornare o meno sui banchi di scuola.
E' chiara questa cosa?

Avrò il diritto di dire che trovo poco intelligente rimettere in moto una macchina organizzativa incredibile, con tutti i rischi che tale scelta comporta sia per gli allievi, sia per gli insegnanti, ma in generale per tutta la collettività, per far tornare i nostri figli a scuola per pochi giorni, senza essere ritenuto un cavernicolo che non vuole che i suoi figli si istruiscano??

Ricordo che si parla di 10-13 giorni effettivi per gli allievi delle Scuole Elementari e per 4-6 giorni per quelli delle Scuole Medie (per non parlare degli allievi dei Licei e delle Scuole di Commercio che torneranno a scuola all'8 giugno).

Posso dire, senza sentirmi dire che sono contro la scuola, che mi girano le scatole se penso che mio figlio di 7 anni tornerà a scuola in una situazione paradossale, con metà dei suoi compagni che non ci saranno, con maestri che probabilmente e comprensibilmente indosseranno la mascherina, con obblighi da rispettare e “rimproveri” qualora si dovesse avvicinare troppo ad un amichetto o ad un'amichetta?

Posso dire, senza sentirmi dire che sono contro la scuola, che avrei preferito che i miei figli tornassero a scuola con la gioia di poter rivivere la scuola, come l'avevano lasciata due mesi fa?

Posso dire, senza sentirmi dire che sono contro la scuola, che preferirei che il piano didattico delle loro settimana fosse quello prestabilito per la loro crescita formativa e non completamente incentrato sul tema CORONAVIRUS (perché ovviamente di questo si continuerà a parlare, in classe e fuori... soprattutto alle medie, ma anche in tante classi delle elementari)??

Io vivo di cultura (sono attore, insegnante e direttore di un centro di formazione artistico a Lugano) e per me la scuola e la formazione vengono SEMPRE al primo posto. 

Ma quella che inizierà lunedi 11 maggio, mi spiace ma non è scuola.

E lo dice qualcuno che per le notizie che ha raccolto, reputa l'esperienza della scuola ONLINE (diverso il discorso di scuola a distanza) di questi due mesi non buona. In tante sedi, ad oggi, non è MAI stata fatta UNA lezione online collettiva. Ma paradossalmente fino a giugno avrei preferito continuare in quel modo e dedicare insieme a mia moglie 2-3 ore al giorno del nostro tempo (purtroppo la nostra di scuola non potrà per ora riaprire) per fargli fare i loro compiti, ma soprattutto per quanto concerne quello più grandicello, per farlo leggere, per allenarlo alla scrittura, per studiare insieme a lui.

E poi mi chiedo, visto che i bambini sono una fascia a basso rischio contagio, perché non pensare già ora a come organizzare la scuola a settembre in modo che possano ritrovarla il più simile possibile a come l'avevano lasciata?

Purtroppo mi sembra quasi che questa volontà assoluta di far ricominciare la scuola in presenza sia diventata per molti una questione soprattutto ideologica. E questo non lo condivido...pur essendo io una persona profondamente di sinistra. E come me, molti altri.

Concludo dicendo che all'11 maggio manderò regolarmente i miei figli a scuola perché se è vero che sono una cittadino che spesso critica, a torto o a ragione, d'altro canto è altrettanto vero che sono un cittadino che rispetta sempre quanto deciso, a torto o a ragione, dallo Stato.

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