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24.04.2020 - 09:040

Pensiamo prima alla salute di allievi e docenti

Angelica Lepori, deputata MPS-POP-Indipendenti

Apertura delle scuole: pensiamo prima alla salute e ai bisogni degli allievi e dei docenti che agli interessi dell’economia. Il dibattito sulla scuola ha tenuto banco durante tutta questa crisi sanitaria. Tanto si è discusso della chiusura, tanto della didattica a distanza e tanto si discute ora della possibile riapertura.

Il confinamento che stiamo vivendo in queste settimane è sicuramente pesante, ricordiamoci però che non siamo confinati perché stiamo partecipando ad un grande esperimento sociale, ma per via di una crisi sanitaria che ha le sue cause proprio in quella “normalità” che tutti (o quasi) ora vogliono riconquistare. Ma forse varrebbe la pena di chiedersi, come hanno già fatto in molti, se è proprio lì che vogliamo arrivare. Insomma la tanto agognata normalità era poi così bella e priva di rischi o limiti? Questa discussione andava e va fatta anche sulla scuola. Vogliamo ritornare alla scuola “normale” senza cogliere l’occasione che questa situazione ci dà per riflettere su cosa è e cosa dovrebbe essere la scuola? Sarebbe veramente peccato e anche pericoloso da un punto di vista sanitario. 

Nessuno ha riflettuto seriamente quando si è cominciato a implementare la didattica a distanza, tutti infervorati a fornire computer e compiti a tutti senza chiedersi quale ruolo poteva avere la scuola in questo contesto di crisi, con i risultati che purtroppo, malgrado i notevoli sforzi di docenti e direzioni, sono lì da vedere.

Non lo si sta facendo e non lo si vuole fare oggi che si vuole riaprire a tutti i costi, commettendo lo stesso errore, che potrebbe avere conseguenze ancora più gravi dal punto di vista della salute pubblica.

Non è un caso che i “modelli” che il Dipartimento propone sono sostanzialmente modelli pratici e organizzativi, ma nessuno sa, e nessuno nemmeno si preoccupa di sapere, cosa i nostri figli e figlie faranno (se non lavarsi le mani ogni ora e non fare ricreazione...) in queste ore in presenza.

E la questione diventa in realtà prioritaria. Le nostre sedi scolastiche, l’abbiamo ribadito e spiegato, non sono attrezzate in questo momento per garantire le distanze sociali anche con classi dimezzate. In alcune sedi di scuola media, solo per fare un esempio, classi dimezzate significa 200/300 allievi in sede, nei cortili e nel percorso casa scuola…e almeno la metà sui mezzi di trasporto (solo chi non è mai salito su un bus scolastico può pensare che dimezzando gli allievi sia possibile lì dentro garantire le distanze sociali e lo stesso discorso vale per i bus di linea).

Ora se vogliamo permettere, come alcuni giustamente sostengono, ai ragazzi e ai docenti di rivedersi e congedarsi dalla scuola è veramente necessario mettere in piedi un modello del genere che rischia unicamente di avere un impatto nefasto dal punto di vista sanitario?

E se, altra cosa sacrosanta, vogliamo veramente aiutare gli allievi che fanno fatica a seguire la didattica a distanza la soluzione sia quella di un’apertura a “scacchiera”? 

Infine in questo periodo è stato chiesto a docenti e ragazzi di reinventare un modo di fare scuola a distanza, questo è avvenuto con mille difficoltà ma è avvenuto. Oggi si sta maggiormente spingendo per incrementare questi momenti di scuola a distanza. Ha veramente senso chiedere a allievi e docenti di scombussolare questa situazione, di riorganizzarsi per qualche settimana? (se si va scuola a turni le settimane di lezione saranno oggettivamente tre…buona parte delle quali svolte con la calura estiva dei mesi di giugno). 

Forse si potrebbe avere un po’ più di coraggio e di creatività. Si potrebbe per esempio:

- Aiutare le scuole nel promuovere un aiuto personalizzato a quegli allievi che dimostrano maggiori difficoltà o fanno più fatica a seguire l’insegnamento a distanza riattivando in presenza il sostengo pedagogico; incentivando anche a distanza  il lavoro tra pari o organizzando  uno o due momenti in presenza con piccoli gruppi (una due volte alla settimana).

- Organizzare un incontro tra allievo, docente (o docente di classe per le scuole medie) (a distanza o in presenza) per fare un bilancio di quello che sono stati questi mesi e capire come riprendere a settembre.

 Tutte cose che la scuola sta già facendo in molti casi che potrebbero essere maggiormente sviluppate e migliorante cercando di colmare quel fossato tra famiglia e scuola che si è creato anche a causa di una gestione verticistica e poco empatica da parte del Dipartimento di tutte queste fasi e che un’apertura disorganizzata (decisamente non condivisa) non potrà invece che accentuare. 

Certo se ci si pone in quest’ottica la domanda di fondo è perché riaprire e non come. Si tratta infatti di pensare a riaprire parzialmente e con tutte le attenzioni nel caso non per rispondere alle esigenze dell’economia (come sembra essere il volere del governo e del DECS), ma per rispondere alle esigenze, anche di salute, di ragazzi, famiglie e genitori. 

La scuola poi dovrà continuare a fare accudimento per i bambini i cui genitori lavorano, anche perché i modelli che vengono proposti fino ad ora in realtà creeranno un grosso problema a chi dovrà conciliare lavoro e famiglia. Anche qui nessuna riflessione è stata fatta su come conciliare scuola in presenza e accudimento. Faccio solo qualche esempio se i bambini vanno a scuola solo qualche giorno alla settimana cosa fanno negli altri giorni se i genitori lavorano, dove sarà organizzata l’accoglienza? Se una famiglia ha più figli che entrano a scuola a orari diversi o giorni diversi come potrà organizzarsi? Chi potrà garantire questo servizio? Come faranno i docenti con figli se hanno lezione quando il loro figlio deve stare a casa? 

Tutte domande alle quali le famiglie vorrebbero delle risposte e delle sicurezze in questo momento già carico di preoccupazioni. Insomma evitiamo un’altra volta di fare dei pasticci e facciamo, soprattutto in vista del rientro a settembre, una seria riflessione a ampio raggio che tenga conto delle necessità di tutti e tutte. Affinché il tanto desiderato ritorno alla normalità ci permetta di tornare a una normalità differente, ma migliore di quella che c’era prima. Servono strategie condivise che rispondano alle esigenze concrete e alle paure (legittime) di famiglie, docenti e studenti. 



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