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07.04.2020 - 15:590

Così il Covid-19 ci sta cambiando

di Daniela Liccardo, organizzatrice di eventi

Fino a qualche settimana fa... Uomini in camicia che corrono a lavoro in fretta e furia con profumo e la solita borsetta 24ore. Tutto è perfetto, giacca, cravatta, cintura, pantaloni, sciarpa, cappotto. I soliti colori che si vedono in giro.

Donne che scelgono la migliore tenuta e il miglior trucco della giornata. In questa frenesia giornaliera in cui ognuno deve essere il piu' bello il più efficiente, il più veloce... Una routine che è diventata la morte interiore per molti. Da quanto tempo non ci siamo piu' interrogati su quali siano le nostre vere necessità in qualità di esseri umani? Da quanti anni non pensiamo a quanto male ci facciamo ripetendo lo stesso circolo vizioso legato al consumismo industriale? Da quanto tempo non siamo piu' felici con noi stessi?

È solo in questi giorni, in queste settimane, che tutti si fermano per un attimo a riflettere. Tutti si guardano allo specchio, non riconoscendo la persona riflessa. 

Ed è così dunque che in una sera del mese di aprile 2020 ho deciso di dare vita alla mia creazione. Disegnare per voi il mondo che avrei voluto. Il mondo nel quale ognuno di noi è unico e supportato nella sua particolarità. Un mondo fatto di arte, artisti, colori e musica. Un mondo in cui il sociale e la collaborazione è piu importante del materiale e della competizione. In cui non si parli di economia, ma anche di salute pubblica. Un mondo in cui tutte le politiche siano improntate sull’essere umano.

Il momento è giunto, il momento di cogliere l’occasione e di imparare dalle immagini in onda ogni sera. Uomini e donne intrappolati in case, altri trasportati con urgenza in ambulanze per crisi respiratorie. Bambini impauriti su balconi mentre osservano strade deserte. Artisti che si reinventano per sfogare la loro inquietudine, ma anche per darci un barlume di speranza. Famiglie sui balconi pieni di speranza di poter riabbracciare l’altro… Lo stesso altro, che era stato ignorato e snobbato fino a qualche giorno, prima del nuovo coronavirus.

Tutto quello che abbiamo sempre dato per scontato ora lo ricerchiamo. Natura, famiglia, serenità. Tutto quello che ci allontanava, status, potere, lavoro, culture e ideali, ora ci avvicina visto che ricerchiamo l'altro. Non siamo isole pronte a restare nella piu' completa solitudine. Ora ci avviciniamo tramite l’unico strumento di comunicazione giornaliero che fino ad ieri ci allontanava: l’alta tecnologia.

Sono stata la prima a pensare che internet fosse uno strumento non utile ai veri fini relazionali (rispetto a persone vicine), ma in questa particolare situazione va utilizzato come strumento di "ponte" tra un essere umano e l'altro. E se ieri ci faceva parlare con fantasmi nascosti dietro a uno schermo, oggi siamo obbligati a mostrarci senza veli, per potere davvero superare le nostre più intime paure.

In effetti questa tecnologia ci sta permettendo di comunicare con tante persone, nelle loro case, nello stesso momento. Ci sta permettendo di continuare a lavorare attraverso riunioni con colleghi. Ci sta permettendo di condividere idee e progetti di sviluppo sociale ed individuale anche se distanti. Quello che tutti pensavano ci avrebbe distrutto, un virus che sta dimezzando la popolazione terrestre, ci sta insegnando come essere piu' vicini e meno egoisti.

Per la prima volta nella storia dell’uomo ci si puo' mettere in discussione online e offline, facendosi vedere da tutto il mondo via streaming, Skype, WhatsApp o Facebook.

La paura della malattia sta avvicinando coppie che non avevano più discussioni, sta avvicinando persone che erano in competizione. Sta permettendo ad artisti di essere ascoltati.

Purtroppo questo tempo non è stato concesso a chiunque. Altre persone in questo momento stanno soffrendo con tubi di rianimazione. Persone che fanno fatica a respirare, che guardano con sguardo pieno di pietà i medici che gli tengono le mani.

Come posso sapere tutto ciò? Beh, ho avuto un grave incidente tempo fa. Il fuoco mi ha provocato problemi respiratori e dunque sono stata messa in terapia intensiva. Per fortuna ne sono uscita solo con qualche macchia sul corpo e con uno spray per l'asma. Ma da allora ho deciso di ascoltare davvero l'altro e me stessa durante ogni attimo che mi è concesso. Io, di fatto, in seguito a quell'incendio, oggi appartengo a una categoria a rischio. 

E forse per questo mi colpiscono così tanto gli sguardi degli infermieri, con i visi nascosti dalle maschere, che stanno dedicando la loro vita a salvare altri esseri umani. Grazie a chi lotta in ospedale. Ma anche a tutte quelle persone che da casa si sono attivate per dare coraggio, per strapparci una risata, per far si che non ci si dimentichi mai il valore di ogni singolo essere umano.

Parto da questo per invitare tutti a mettersi a disposizione da casa per svolgere chiamate di gruppo per non perdere i legami e per iniziarne magari di nuovi. Non vi potete toccare ma anche da lontano potete continuare a toccare i nostri cuori durante questa guerra di sopravvivenza, resistenza e rinascita.

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