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Un team di scienziati ha rilevato la responsabilità degli effetti climatici causati dall'uomo nelle alluvioni di metà luglio.
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MONDO
24.08.2021 - 08:420
Aggiornamento : 09:35

Il ruolo dei cambiamenti climatici causati dall'uomo nelle alluvioni in Germania, Belgio e Svizzera tedesca

Eventi catastrofici di questo genere saranno sempre più probabili e intensi, secondo un team di scienziati

LONDRA - La fortissima ondata di maltempo che ha colpito a metà luglio una fetta di Europa, dalla Svizzera tedesca fino alla Germania, al Lussemburgo e al Belgio è stata causata con tutta probabilità dai cambiamenti climatici causati dall'uomo. È quanto ha stabilito un gruppo di ricercatori provenienti da Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Regno Unito, il cui lavoro è stato pubblicato oggi sul World Weather Attribution.

Le responsabilità umane - I risultati della ricerca sui fenomeni meteorologici che hanno avuto luogo dal 12 al 15 luglio mostrano che «sono evidenti tendenze significative attribuibili ai cambiamenti climatici indotti dall'uomo, anche se non possiamo prevedere dove si verificano esattamente questi eventi». In base a tutti gli elementi in possesso degli scienziati questi hanno potuto affermare che «il cambiamento climatico indotto dall'uomo ha aumentato la probabilità e l'intensità di un tale evento e che questi cambiamenti continueranno» in un contesto di rapido riscaldamento climatico globale.

L'analisi del fenomeno - L'alluvione di metà luglio ha L'alluvione ha provocato almeno 184 vittime in Germania e 38 in Belgio, oltre a notevoli danni alle infrastrutture stradali, ferroviarie, alle abitazioni e agli esercizi commerciali, Svizzera compresa. Le aree più colpite sono state quelle bagnate dai fiumi Ahr, Erft e Mosa. Alcune zone sono rimaste isolate per giorni, con le squadre di emergenza che hanno dovuto lavorare duramente per portare in salvo tutta la popolazione toccata dal fenomeno.

I ricercatori hanno osservato come «al momento dell'evento piovoso, i suoli fossero in parte già saturi» di acqua. La morfologia dei luoghi ha influito: «Alcuni tratti di valle sono molto stretti con pendii ripidi che in caso di piene estreme portano a effetti a imbuto». Questi fattori, aggiungono, «sono stati modificati localmente anche dalle differenze nella copertura del suolo, nelle infrastrutture e nella gestione dell'acqua che hanno alleviato o aumentato la devastazione delle inondazioni estreme». Per quanto riguarda il fiume Ahr, un evento di tale portata si verifica ogni 500 anni o più, secondo i dati preliminari.

I principali risultati della ricerca - Le alluvioni sono state il risultato di una serie di fattori combinati: precipitazioni molto intense per un periodo di 1-2 giorni, condizioni umide già prima dell'evento e fattori idrologici locali. Gli scienziati hanno analizzato con attenzione le piogge intense, più ancora che la portata fluviale e il livello dell'acqua, che pure sono state le componenti fisiche più direttamente collegate agli impatti dell'evento. «Ciò è dovuto al fatto» spiegano «che alcuni sistemi di monitoraggio idrologico sono stati distrutti durante l'alluvione e non sono attualmente disponibili dati di qualità e quantità sufficientemente elevate».

Le quantità di precipitazioni osservate nell'Ahr/Erft e nella parte belga del bacino della Mosa hanno superato con ampi margini i record di precipitazioni osservati storicamente. L'analisi del fenomeno è stata quindi ampliata, «valutando l'influenza del cambiamento climatico su simili tipi di eventi che potrebbero verificarsi ovunque nell'Europa occidentale in una vasta regione tra il nord delle Alpi e i Paesi Bassi. Abbiamo scoperto che nel clima attuale, per una data località all'interno di questa regione più ampia, possiamo aspettarci in media un evento del genere ogni 400 anni».

Intensità maggiore - Dopo aver studiato osservazioni, modelli climatici regionali e ad altissima risoluzione, si è valutato che il cambiamento climatico ha aumentato l'intensità dell'evento massimo di precipitazioni sull'arco di uno o due giorni. «In un clima più caldo di 2 gradi centigradi rispetto all'epoca preindustriale, i modelli suggeriscono «che l'intensità di un evento di un giorno aumenterebbe di un ulteriore 0,8-6%» e anche la sua probabilità è in crescita. «L'aumento è di nuovo simile per l'evento di due giorni».

Un monito per il futuro - Le inondazioni dello scorso luglio sono considerate, anche in considerazione del suo elevato numero di vittime, «un evento molto estremo». Per questo motivo, concludono i ricercatori, «esaminare come ridurre la vulnerabilità e l'esposizione diventa fondamentale per ridurre gli impatti futuri», soprattutto in considerazione del fatto che eventi come questo «si verificheranno più frequentemente in futuro».

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