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MAROGGIA

«Anni d'oro, noi quell'orrore non l'abbiamo vissuto»

Ombre e presunti abusi sessuali all'ex collegio don Bosco: ma c'è anche chi parla di tanta luce. Alcuni ex allievi si fanno avanti e raccontano la loro esperienza positiva.
Ti-Press (archivio)
«Anni d'oro, noi quell'orrore non l'abbiamo vissuto»
Ombre e presunti abusi sessuali all'ex collegio don Bosco: ma c'è anche chi parla di tanta luce. Alcuni ex allievi si fanno avanti e raccontano la loro esperienza positiva.

MAROGGIA - «Ci amareggia leggere di queste vicende. Noi abbiamo un ricordo completamente diverso di quell'esperienza». Due ex allievi, oggi adulti e in carriera, rivalutano parzialmente l'immagine del collegio salesiano don Bosco di Maroggia chiuso nel 2002. Alcune testimonianze rilasciate a tio.ch e alla RSI hanno evidenziato come tra gli anni '60 e i primi anni 2000 tra quelle mura si fosse verificato più di un abuso sessuale ai danni di giovani allievi. Nel frattempo l'Ispettoria salesiana con sede a Milano ha ribadito di volere ascoltare le vittime.

«Ero un animo ribelle» – Intanto però c'è anche chi non si capacita di quanto è trapelato. È il caso di un 42enne che racconta: «Al don Bosco mi sentivo molto seguito e compreso, sia scolasticamente, sia spiritualmente. Ero un animo ribelle, molto difficile e particolare. Ero un metallaro, chitarrista, e amante delle band più spinte del genere. Nonostante ciò, sono sempre stato compreso e questo mi ha permesso di arrivare dove sono oggi».

«Non facciamo di ogni erba un fascio» – Il 42enne manifesta profonda sensibilità verso chi ha vissuto storie di abusi. E lo sottolinea a più riprese. «Ma trovo sia giusto sentire anche le altre campane. Altrimenti si fa di ogni erba un fascio. Non voglio che gli anni della mia adolescenza vengano infangati. Il collegio mi ha aiutato a comprendere molte cose della vita che oggi sono il fondamento della mia famiglia e della mia azienda. Mi sento ora di dire la mia, e di confermare quanto siano stati belli e importanti quegli anni per me».

«Uscite e risate» – Si fa vivo anche un altro ex allievo, anche lui sulla quarantina. «Non posso esprimermi sugli anni '60 – dice –, ma posso parlare per la fine degli anni '90 quando al don Bosco frequentavo le medie. Mi ricordo l'attenzione alla persona, le uscite di classe, un metodo che andava oltre il "numero", classi compatte e pomeriggi o serate a non finire tra film, uscite, giochi, risate e tanto altro».

«Ricordi ben diversi» – Il nostro interlocutore spiega di avere avuto contatti anche con diversi altri suoi ex compagni in queste ultime settimane. «Noi non abbiamo vissuto quell'orrore. Abbiamo invece vissuto anni d'oro, ancora incisi nei nostri cuori. Non sappiamo cosa le presunte vittime abbiano passato o visto, ma da parte nostra il ricordo è ben diverso. Per noi il collegio di Maroggia è stato prima di tutto un primo passo verso l'età matura».

L'altra faccia della medaglia – L'ex allievo precisa: «Non possiamo negare quello che un giovane ha vissuto come ombra della sua vita. È qualcosa che ancora oggi segna queste persone. Certi comportamenti vanno condannati sotto tutti gli aspetti. Ma non c'era solo ombra al collegio don Bosco. Anche tanta luce che ha dato vita e non morte umana o spirituale. Questa non è una giustificazione per quanto chi di dovere dovrà appurare, ma l'altra faccia della medaglia che va tenuta presente».


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