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CONFINETassa sulla salute, barricate dei sindacati

09.02.24 - 08:52
Riunito a Varese il Consiglio sindacale interregionale: «Norma in aperto contrasto con il nuovo accordo con la Svizzera».
Foto TiPress
Fonte Consiglio sindacale interregionale
Tassa sulla salute, barricate dei sindacati
Riunito a Varese il Consiglio sindacale interregionale: «Norma in aperto contrasto con il nuovo accordo con la Svizzera».

VARESE - «Continuiamo a opporci alla nuova tassa sulla salute per i vecchi frontalieri, che riteniamo iniqua e di dubbia costituzionalità. Chiediamo inoltre urgenti chiarimenti in merito alla lista dei Comuni di confine utili per individuare i vecchi frontalieri stessi».

Il consiglio sindacale interregionale Ticino-Lombardia-Piemonte, riunitosi a Varese lo scorso 6 febbraio, ha deciso di proseguire la propria opposizione alla nuova tassa sulla salute, varata dal Governo all’interno dell’ultima Legge di bilancio e secondo la quale ai frontalieri dei Comuni di confine assunti entro il 17 luglio 2023 verrà chiesto il pagamento di un contributo tra i 30 € e i 200 € mensili, a sostegno del servizio sanitario delle aree di confine e prioritariamente a beneficio del personale medico e infermieristico.

«Il CSIR ritiene che questa tassa sia iniqua, inopportuna e di dubbia costituzionalità. Si tratta nello specifico di una norma che va in aperto contrasto con l’articolo 9 del nuovo Accordo sulla tassazione dei frontalieri, secondo il quale spetta unicamente alla Svizzera il diritto di tassare i “vecchi frontalieri”, ricompresi nella clausola di salvaguardia». Un principio - ricorda il consiglio - che è stato l’esito di trattative tra i due Stati durate una decina di anni. Persino il Governo elvetico, «nel prendere atto di questa decisione italiana, ha già risposto che farà tutti gli approfondimenti giuridici del caso per poi muoversi a livello di ambasciata».

A poco vale «poi il tentativo del Governo di mascherare questo nuovo balzello come un semplice “contributo”. Si tratta invece a tutti gli effetti di una tassa, in quanto l’intero sistema sanitario viene alimentato attraverso le imposte (addizionali regionali IRPEF, IRAP e IVA). Ricordiamo anche come sia falso sostenere che i “vecchi frontalieri” non partecipino alla fiscalità generale dello Stato; come noto, infatti, il 40% delle tasse che questi lavoratori pagano in Svizzera vengono poi riversate ai Comuni di confine sotto forma di ristorni».

La norma - per l'aggregazione sindacale interregionale - «è poi inapplicabile nel concreto. Sempre nel nuovo Accordo sulla tassazione dei frontalieri, viene infatti specificato che la cooperazione tra Italia e Svizzera, relativa allo scambio dei dati reddituali, interesserà solo i “nuovi frontalieri” e i “frontalieri non fiscali” mentre tale meccanismo non avverrà per i “vecchi frontalieri”».

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