«Basta gogna per i Comuni e pressioni con Berna in copia»

Il PLR respinge l'azione di alcune associazioni ambientaliste che hanno accusato numerosi Comuni ticinesi di poca trasparenza nel dimensionamento delle zone edificabili.
BELLINZONA - È un metodo che viene definito «sbagliato e autolesionista» quello criticato in una presa di posizione odierna dal Partito liberale radicale ticinese. E ad averlo adottato sono varie associazioni ambientaliste che «di recente hanno scritto a numerosi Comuni ticinesi accusandoli a tappeto di poca trasparenza e lungimiranza nel dimensionamento delle zone edificabili». Il tutto, «mettendo in copia anche l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)».
«Una politica della pressione» - Questa azione, sottolinea il PLRT, «delegittima i Municipi, riduce lo spazio di manovra del Cantone e alimenta una cultura della “ricorsite”. Molti Comuni, inoltre, si sono già mossi e contestano la narrazione secondo cui “non avrebbero fatto il loro lavoro”. Il PLRT sostiene i Comuni e una gestione corretta e ragionevole del territorio, senza attacchi ideologici e senza far capo ad una politica della pressione – che non fa che aumentare i costi dell’alloggio. La tutela del territorio è un obiettivo condiviso, ma richiede metodo, proporzionalità e rispetto del ruolo delle istituzioni».
«Generalizzazioni che non aiutano» - I liberali formulano quindi le loro critiche punto per punto parlando di «una dinamica di pressione che molto somiglia a una messa alla gogna delle autorità locali, con toni e generalizzazioni che non aiutano né il territorio né la credibilità delle istituzioni» e precisando che «non tutti i Comuni sono nella stessa situazione e molti hanno già avviato verifiche e misure. Altri stanno lavorando in contesti complessi, che richiedono soluzioni mirate».
Occhio all'effetto "boomerang" - Coinvolgere l’ARE come "controllore in copia", viene poi ritenuto «un boomerang»: «l’ARE, infatti, ha anche un ruolo di sorveglianza giuridica nella pianificazione del territorio in collaborazione con i Cantoni. Tradotto: trasformare un dossier complesso in una chiamata “a Berna” irrigidisce il sistema, limita la flessibilità cantonale e rischia di produrre effetti controproducenti proprio nei Comuni che stanno già lavorando per adeguarsi con pragmatismo».
I liberali aggiungono poi che «la scheda R6 richiede verifiche e interventi quando le zone edificabili sono sovradimensionate rispetto al fabbisogno, nell’ottica di uno sviluppo insediativo centripeto di qualità. Ma chiedere blocchi generalizzati e irrigidimenti, senza distinguere tra situazioni diverse, significa anche comprimere l’offerta abitativa e rischiare un aumento degli affitti».
Questa vicenda, in definitiva, «si inserisce in un clima che il PLRT contesta e denuncia da tempo: prima pressione politica, poi minaccia/uso del ricorso come strumento ordinario. Per questo il PLRT con esponenti di UDC, Centro e Lega ha depositato negli scorsi mesi l’atto parlamentare “Per un territorio che non viva di ricorsi continui”, che chiede di rendere il ricorso associativo più proporzionato e mirato, introducendo criteri oggettivi e una soglia minima di rilevanza – senza negare il diritto in sé. Sempre in questa direzione, a Berna, il deputato PLR Simone Gianini ha promosso una mozione che chiede di introdurre l’obbligo di partecipare ad un tentativo di conciliazione proprio per evitare l’esplosione di contenziosi in ambito edilizio», conclude il comunicato.



