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GAMBAROGNOIndemini prova a lasciarsi alle spalle l'incendio

04.02.22 - 19:04
La maggior parte degli abitanti del villaggio ha potuto far rientro a casa. Vengono supportati dalla Protezione civile.
Ti-Press (Samuel Golay)
Indemini prova a lasciarsi alle spalle l'incendio
La maggior parte degli abitanti del villaggio ha potuto far rientro a casa. Vengono supportati dalla Protezione civile.
Nel frattempo le operazioni di spegnimento proseguono, anche con l'ausilio di un particolare e tecnologico drone della Rega.

GAMBAROGNO - Questa mattina la maggior parte dei residenti di Indemini (22 in tutto) hanno potuto far rientro nelle loro case dopo che nella notte fra domenica e lunedì scorsi il villaggio era stato evacuato a causa del tremendo incendio sviluppatosi sui Monti del Gambarogno.

A causa del rogo e delle operazioni di spegnimento, non è tuttavia ancora stata dichiarata la potabilità dell'acqua. Di conseguenza, a dar man forte agli abitanti di Indemini ci pensa la Protezione civile, che fra le altre cose ha provveduto a distribuire delle bottiglie di acqua minerale.

Nel frattempo, nonostante le fiamme siano ormai sotto controllo, proseguono ininterrottamente le operazioni di spegnimento, favorite - contrariamente agli scorsi giorni - dalla mancanza di vento. Nella zona sono tuttora impiegati una cinquantina di uomini e sei elicotteri. Ma non solo, perché ieri sera si è alzato in volo pure un particolare e tecnologico drone della Rega. Dotato di un sistema di telecamere all'avanguardia, il drone è stato utilizzato per rilevare la presenza di eventuali focolai sospetti ancora ardenti in aree impervie. «La "Fire Detection Pipeline" del drone - spiega la Rega in una nota - è stata usata per cercare eventuali focolai ancora attivi».

In stretta collaborazione con i pompieri presenti sul posto, sono stati dapprima definiti i settori di terreno critici. Il drone della Rega è quindi decollato dall'Alpe di Neggia e ha sorvolato autonomamente la zona di ricerca. Durante il volo di ricerca, ha trasmesso automaticamente le coordinate di potenziali focolai, insieme a immagini, all’operatore a terra, che ha in seguito controllato manualmente i dati e li ha messi a disposizione dei pompieri.

 

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