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GAMBAROGNOUn luogo fuori dal mondo e dal tempo

03.02.22 - 07:30
Tutti ne parlano a causa del maxi rogo e dell'evacuazione dei suoi abitanti. Ma perché Indemini è tanto speciale?
Ti-Press (archivio)
Giacomo Pedroni a Indemini. Era l'estate del 2020.
Giacomo Pedroni a Indemini. Era l'estate del 2020.
Un luogo fuori dal mondo e dal tempo
Tutti ne parlano a causa del maxi rogo e dell'evacuazione dei suoi abitanti. Ma perché Indemini è tanto speciale?
Secondo gli esperti il villaggio sarebbe uno straordinario esempio di architettura popolare. La sua posizione remota e discosta l'avrebbe salvato dalla devastazione edilizia degli anni '60. 

INDEMINI - Un paesino sperduto in una conca, a un'altitudine di circa 950 metri, "famoso" in passato per le sue difficoltà a livello di telefonia mobile. Per la maggior parte dell'anno Indemini è vuoto. Una trentina in totale i residenti fissi. D'estate invece si riempie. Indemini infatti è uno dei fiori all'occhiello del Ticino turistico e non solo. Ma perché? Cosa ha di tanto speciale? «È quasi un museo per vedere come hanno lavorato e vissuto i nostri avi», sostiene Giacomo Pedroni, 81enne tecnico edile e profondo conoscitore della realtà indeminese. 

«In passato abbiamo avuto 400 abitanti» – Da giorni si parla tanto di Indemini a causa del max rogo sui monti del Gambarogno e dell'evacuazione di 45 persone del villaggio e delle relative frazioni. Pedroni è nato proprio lì, in tempo di guerra. In inverno. Con la mamma che a causa della neve non ha potuto raggiungere l'ospedale. «Sono fiero di essere indeminese. È un luogo magico e antico. Ci sono già delle tracce su Indemini risalenti al 1200. Oggi sembra solo un posto di vacanza, ma in passato Indemini è arrivato ad avere oltre 400 abitanti. A un certo punto nella scuola c'erano 33 allievi con un maestro solo. Fa un po' sorridere perché adesso gli abitanti fissi sono proprio attorno a quella cifra».  

Mario Botta: «Indemini non è solo folclore» – Negli anni '60 lo storico Virgilio Gilardoni definiva Indemini uno straordinario esempio di architettura popolare. Una tesi sposata anche dall'archistar ticinese Mario Botta. «Quello che dice Gilardoni per me è legge – racconta Botta a Tio/20Minuti –. Lo stimo molto per tutto quello che ha fatto. Su Indemini ci ha azzeccato in pieno. Vorrei ricordare che Indemini non è solo folclore. È storia. La storia della nostra gente e del nostro territorio».

Quei validi muratori – Giacomo Pedroni pone l'accento sulla bravura degli indeminesi di un tempo. «Per la maggioranza validi muratori. Il mestiere lo avevano imparato sul posto e magari anche oltre Gottardo. A Indemini c'erano veri e propri artigiani del sasso. Piode che si trovavano nella regione, dove c'erano tre o quattro cave». 

Le lodi di Gilardoni – Lo storico Gilardoni nei suoi testi loda i selciati, gli spigoli arrotondati delle case, l'estetica dei muri, le prospettive generate dalle viuzze tutte interconnesse tra loro. Una specie di labirinto vivente, come ricordato anche dal sito ticinotopten.ch. «È proprio così – conferma Giacomo Pedroni –. Le case sono ammassate tra loro. È anche facile perdersi, nonostante il paese sia piccolo». Indemini è un pugno di case talmente compatto da guadagnarsi l'appellativo di villaggio fortezza. «Forse idealmente ci si voleva anche proteggere dall'esterno», ipotizza Pedroni. 

C'era una volta la campagna – Per secoli Indemini si è conservato esattamente come era agli albori. Un posto in cui il tempo pare essersi fermato. Con l'abitato soleggiato e rivolto a sud. Quel sud impervio al confine con l'Italia. «Una volta c'era un'enorme campagna nei dintorni – riprende l'81enne tecnico edile –. Si coltivavano patate, fagioli. Si faceva il fieno. Negli ultimi decenni questa tradizione è sparita piano piano e non c'è quasi più traccia di quelle coltivazioni». 

Quando bisognava attraversare le montagne – La strada per accedere al villaggio dal resto del Gambarogno venne realizzata nel 1920. Prima occorreva attraversare le montagne. Secondo alcuni esperti proprio la sua posizione remota e discosta ha salvato Indemini dalla devastazione edilizia degli anni '60. «Anche se poi qualche ritocco sui tetti o nelle case è stato fatto. In ogni caso resta una realtà unica nel suo genere», conclude Pedroni.

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