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26.10.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:08

La pianta della discordia diventerà legale, ma a quale costo?

Settimana scorsa un nuovo sprint in avanti del Parlamento sulla via per la depenalizzazione della canapa.

«La richiesta aumenterà, e di conseguenza il prezzo», spiega Sergio Rossi, professore di economia all’Università di Friborgo. In disaccordo Sergio Regazzoni: «Ora come ora la criminalità ci fa un margine importante».

BELLINZONA - Una pianta, mille controversie. È la cannabis. Oltre due terzi degli svizzeri, secondo un sondaggio dell’UFSP, la vogliono legale. E, passo dopo passo, sembra che presto lo diventerà sul serio, senza alcun limite relativo al THC e per scopi medici così come ricreativi. Sì, perché esattamente una settimana fa la Commissione sanità del Consiglio degli Stati ha approvato, seguendo a ruota la sua omologa al Consiglio nazionale, un'iniziativa parlamentare di Heinz Siegenthaler che chiede la depenalizzazione della cannabis e la regolamentazione, da parte dello Stato, del suo mercato. Ma a che prezzo, in termini strettamente monetari, per i suoi numerosi affezionati? 

La legge del mercato - Attualmente, secondo le stime della Confederazione, in Svizzera i consumatori regolari di canapa sarebbero circa 300mila. Una volta legalizzata, quanto andrebbe a costare per loro acquistarla? Secondo Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friborgo, sicuramente più di adesso. «Se un giorno verrà annunciato che la cannabis diventa legale in Svizzera, come sembra sarà il caso, la richiesta aumenterà», spiega. Questo perché «al giorno d’oggi molte persone esitano nell’acquistarla, sia per la qualità, che magari non è quella desiderata, sia perché è un’attività che viene considerata illegale. La domanda è un po’ frenata dal timore di commettere un atto illecito da cui potrebbe scaturire una sanzione, mentre, dal momento in cui la canapa sarà legalizzata, questo timore verrà meno». Nel breve periodo ci sarà dunque «un aumento della domanda che l’offerta non potrà soddisfare», specifica, e perché i prezzi possano scendere «bisognerà attendere che nuovi produttori e venditori di cannabis entrino nel mercato, attratti dai possibili margini di guadagno». 

Le imposte statali - Ma c’è un altro elemento che potrebbe giocare un suo ruolo rispetto al prezzo, aggiunge Rossi. «Bisognerà vedere se lo Stato introdurrà un’imposta sulla cannabis come quella sull’alcol, il carburante e il tabacco, per disincentivarne il consumo. Lo Stato sa infatti che ci sono delle spese a cui i cittadini non rinunciano, e va a colpire proprio quelle perché sono fonti importanti di introiti fiscali». 

Criminali esosi - Non è d’accordo Sergio Regazzoni, coordinatore dell’Associazione cannabis ricreativa Ticino. «La cannabis, una volta legalizzata, avrà un prezzo simile o più basso di quello attuale, perché ora come ora la criminalità ci fa un margine importante. Quando tutto sarà controllato ci sarà un prezzo di produzione, così come di stoccaggio e commercializzazione, adeguato». 

La sicurezza si paga - Regazzoni specifica inoltre che «anche se dovesse costare un franco in più rispetto ad ora, sarà perché c’è il controllo di qualità». Un controllo di qualità, sottolinea, a cui bisogna dare valore. «Non dimentichiamoci che attualmente girano dei prodotti dannosi per la salute pubblica. L’anno scorso abbiamo avuto parecchi casi, in Svizzera ma anche in Ticino, di persone che sono state male perché hanno acquistato della marijuana che era stata trattata con prodotti chimici illegali». 

Problemi per la società intera - Intanto, lasciata da parte la questione prezzo, Regazzoni si felicita dei grandi passi in avanti fatti nel nostro Paese rispetto alla legalizzazione della sostanza: «Era normale che anche in Svizzera si arrivasse a capire che lasciare in mano all’illegalità questo settore significa avere dei grossi problemi di salute pubblica e di criminalità. Senza contare i mancati introiti per quel che riguarda le tasse». 

Nuovi orizzonti in laboratorio - E gli ultimi sviluppi sono una buona notizia anche per chi, come l’azienda ticinese Purexis SA, lavora nella ricerca e lo sviluppo di prodotti derivati dalla canapa. «È certo», spiega il responsabile commerciale Stefano Caverzasio, «che l’assenza di limiti anche per il cannabinoide THC rappresenterebbe la possibilità di poter offrire e sfruttare contenuti maggiori di questa molecola più facilmente, a seconda di utilizzi ed effetti ricercati, agevolandone anche le possibilità di ricerca e sviluppo».

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