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FFS Cargo torna sotto l'egida delle FFS

L'integrazione punta a semplificare la struttura aziendale e rafforzare il ruolo strategico del traffico merci. I sindacati: «Una buona notizia»
FFS Cargo torna sotto l'egida delle FFS
Archivio TiPress
Fonte red
FFS Cargo torna sotto l'egida delle FFS
L'integrazione punta a semplificare la struttura aziendale e rafforzare il ruolo strategico del traffico merci. I sindacati: «Una buona notizia»

BERNA - Le FFS riportano il traffico merci più vicino al cuore del Gruppo. Dal 1° gennaio 2027 FFS Cargo SA sarà infatti integrata nella FFS SA a livello di bilancio e, insieme a SBB Cargo International SA e ChemOil Logistics SA, formerà la nuova divisione Traffico merci. L'annuncio è stato dato nell'ambito della presentazione dei risultati del primo semestre.

Si conclude così l’operazione avviata nel 2023, quando le FFS avevano acquisito integralmente FFS Cargo. L’obiettivo è ridurre la complessità organizzativa, rendere la gestione più efficiente e rafforzare le sinergie con le altre attività del Gruppo.

A partire dal 1° giugno 2027 anche il personale di FFS Cargo SA passerà alla FFS SA. Le FFS assicurano tuttavia che il cambiamento organizzativo non avrà conseguenze sulle condizioni d’impiego. La reintegrazione dovrebbe inoltre contribuire all’obiettivo di rendere, a lungo termine, il traffico merci un’attività finanziariamente autonoma, come richiesto dalla Confederazione.

Decisione accolta favorevolmente dal sindacato
La decisione viene accolta favorevolmente dal SEV, il sindacato del personale dei trasporti. Dopo oltre 25 anni di autonomia giuridica, FFS Cargo torna dunque a essere maggiormente integrata nel Gruppo.

Il comparto merci era stato infatti trasferito, dal 1° gennaio 2001, in una società affiliata di diritto privato, con l’obiettivo di poter operare in modo più flessibile nel mercato europeo liberalizzato.

«Negli anni il SEV ha giudicato molto criticamente l’esternalizzazione e l’autonomia del comparto merci FFS; oggi la decisione di reintegrarlo mostra che nel frattempo anche i responsabili hanno capito che l’esperimento non ha portato i frutti sperati», afferma il vicepresidente SEV Patrick Kummer, responsabile del dossier FFS.

Secondo il sindacato, la gestione indipendente non ha risolto i problemi strutturali del trasporto ferroviario di merci. «Ripetute ristrutturazioni, pressione sui costi, tagli di posti di lavoro, continui riorientamenti strategici e un calo a lungo termine dei volumi trasportati hanno segnato per anni FFS Cargo», sottolinea Kummer.

«Coinvolgere sindacati»
Per il SEV, tuttavia, il nuovo assetto organizzativo non sarà sufficiente da solo. La reintegrazione dovrà tradursi in maggiori certezze, prospettive e possibilità di sviluppo per il personale, oltre a rafforzare concretamente il traffico merci su rotaia.

Il sindacato chiede quindi che le parti sociali e i dipendenti interessati siano coinvolti «sin dall’inizio e in maniera vincolante» nel processo. La reintegrazione, aggiunge Kummer, dovrebbe inoltre contribuire a garantire una maggiore parità di trattamento per l’intero personale del Gruppo.

Resta poi da migliorare la collaborazione con SBB Cargo International, di cui le FFS detengono una partecipazione di maggioranza del 75%. Per il SEV, anche in passato la creazione di nuovi assetti societari non doveva diventare un mezzo per peggiorare le condizioni di lavoro o aggirare le regole del partenariato sociale.

Chiesto lo stop a G-enesis
Il SEV coglie infine l’occasione per chiedere con forza lo stop immediato al progetto G-enesis. Secondo il sindacato, i primi mesi di implementazione avrebbero già mostrato gli effetti negativi dei drastici tagli di posti di lavoro, con una conseguente e preoccupante perdita di know-how.

Critiche vengono rivolte anche all’impatto sulla clientela, con riduzioni dell’offerta e aumenti dei prezzi che, secondo il SEV, avrebbero causato «notevoli danni».

Per stabilizzare davvero il traffico merci su rotaia e sfruttarne il potenziale di sviluppo, conclude il sindacato, non basta quindi cambiare la veste giuridica o l’organizzazione interna: servono condizioni quadro affidabili, investimenti e buone condizioni di lavoro. E, soprattutto, lo stop a G-enesis.

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