«La procura vallesana? Non ci sembra in difficoltà»

Diversi avvocati penalisti difendono il lavoro degli inquirenti e respingono le critiche di lassismo e parzialità.
CRANS-MONTANA - Perquisizioni mancate, indagati non posti in carcerazione preventiva e l’Italia fortemente irritata: le critiche nei confronti della Procura del Canton Vallese e della procuratrice Beatrice Pilloud non si placano. L’autorità giudiziaria è davvero in grado di affrontare il gravoso compito che è seguito alla catastrofe di Crans-Montana del 1° gennaio? Diversi esperti di diritto penale, intervistati dalla NZZ negli ultimi giorni, difendono la Procura.
Il tema della carcerazione preventiva - Una delle principali contestazioni riguarda la mancata carcerazione preventiva dei gestori del bar coinvolto nell’incendio. Il professore zurighese Daniel Jositsch ritiene tuttavia che, nei reati colposi, la detenzione preventiva debba rimanere un’eccezione. Essa è ammessa solo se non esistono misure meno incisive per prevenire il rischio di fuga. Anche il rischio di collusione sarebbe stato minimo, poiché l’accesso al luogo del reato era interdetto a tutti.
Il mancato sequestro degli smartphone - Analoghe considerazioni valgono per le critiche sulla mancata perquisizione e sul sequestro di telefoni cellulari e computer. Si tratta di misure invasive che, secondo gli esperti, possono essere ordinate solo in presenza di indizi concreti. La semplice possibilità che dispositivi elettronici contengano informazioni rilevanti non è sufficiente a giustificarne il sequestro. Inoltre, non vi sono elementi che indichino una distruzione di prove: la cancellazione di immagini dai social network non rappresenterebbe un fattore significativo, poiché tali contenuti restano tecnicamente recuperabili.
Nessuna perquisizione nei locali del Comune - Per quanto riguarda la mancata perquisizione degli uffici comunali competenti per la sicurezza antincendio e i permessi edilizi, anche in questo caso, secondo Jositsch, l’esistenza di documenti potenzialmente rilevanti non basta a fondare una perquisizione: le autorità non possono agire “a piacimento” senza un sospetto concreto.
È omicidio volontario? - È stata inoltre respinta l’ipotesi di un’indagine per omicidio volontario. Sebbene alcuni avvocati delle vittime e il professor Alain Macaluso abbiano evocato il dolo eventuale, il professore di diritto penale Felix Bommer non ravvisa elementi che dimostrino un’accettazione consapevole del rischio da parte dei gestori, requisito indispensabile per la configurazione di tale reato.
Comunicazione insufficiente - Quanto alla comunicazione ritenuta insufficiente, i penalisti, fra cui l'avvocato ed esperto di comunicazione Patrick Krauskopf, ricordano che il CPP impone alla Procura un dovere di riservatezza, che limita fortemente le dichiarazioni pubbliche.
Nessun procuratore straordinario - Infine, l’ipotesi di nominare un procuratore straordinario o di trasferire il procedimento a un altro Cantone viene giudicata infondata: la dimensione ridotta del contesto locale non implica di per sé un’incapacità o una parzialità degli inquirenti. In assenza di indizi concreti di conflitti d’interesse o favoritismi, la Procura vallesana resta, secondo la maggioranza degli esperti, pienamente legittimata a condurre l’inchiesta.



