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L'OSPITE ARNO ROSSINI
24.11.2021 - 08:000
Aggiornamento : 10:14

L’exploit del 18enne e Ibrahimovic-Buffon che non rubano il posto ai giovani

Afena-Gyan, Ibrahimovic, Buffon: dal giovanissimo fortunato ai vecchissimi che sono una manna

Arno Rossini: «A Roma, con Mourinho, Afena-Gyan può star tranquillo»

ROMA - Fino a domenica pomeriggio era un perfetto sconosciuto. Da domenica sera, dopo venti minuti folli, il suo nome lo conoscono invece tutti. Siglando una doppietta all’esordio in Serie A, il giovanissimo Felix Afena-Gyan ha stupito gli appassionati di ogni età e fede calcistica. L’exploit del 18enne ha però fatto sorgere un dubbio. In un mondo super controllato e super monitorato, nel quale ogni giocatore ha la sua valutazione (che ha spesso tantissimi zeri), com'è possibile che un ragazzo con quelle doti sbuchi dal nulla?

«È una bella favola - ci ha raccontato Arno Rossini - la favola di un giovane che, chiamato all’ultimo per ovviare a un’emergenza, riesce a sfruttare la grande opportunità. Per quel poco che si è visto, Afena-Gyan ha davvero grandi colpi e, sicuramente, ha una grande personalità. Il secondo gol, quello fatto calciando da venticinque metri, non lo fai se non credi in te stesso. Anzi nemmeno pensi a calciare».

Come accadde con Zaniolo, fortemente voluto quando in pochi sapevano chi fosse e immediatamente esploso una volta arrivato all'Olimpico, gli scout della Roma hanno nuovamente dimostrato di essere fenomenali?
«Io credo che ogni società abbia buoni osservatori e che, in questo caso, a giocare un ruolo fondamentale sia stato… il caso».

Negli ultimi anni, di diciottenni capaci di segnare in Serie A ce ne sono stati molti. Nessuno di questi è però diventato un campionissimo. Tra questi ci sono Pellegri, Locatelli, Kean… solo buoni giocatori.
«Afena-Gyan si è trovato nel posto giusto al momento giusto. Ora però per lui arriva il difficile: ha vissuto il suo giorno di gloria ma deve avere l’intelligenza di considerare quanto accaduto solo come un punto di partenza. La sua carriera se la dovrà infatti costruire passo dopo passo, lavorando e ascoltando i consigli di chi gli sta accanto. In questo è però fondamentale che abbia una famiglia o degli amici o comunque dei consiglieri che abbiano a cuore il suo bene. In società, a Roma, con Mourinho può star tranquillo».

Quella del diciottenne che sfrutta il suo momento e “arriva” è un po' una favola. Ma Afena-Gyan è da considerare come uno dei migliori - tenendo conto dell’età - a livello internazionale?
«In realtà credo che la componente fortuna abbia giocato un ruolo fondamentale nel suo show di domenica. Sono convinto che a Roma, in Italia, in Europa e in generale in giro per il mondo, di giocatori che abbiano l’età e le qualità di Afena-Gyan ce ne siano molti. Il problema è che non tutti arrivano. Anzi la percentuale di quelli che ce la fanno è bassissima. Già uno su dieci sarebbe da considerare come qualcosa di positivo. Molti, semplicemente, non hanno la possibilità di mettersi in mostra o, magari, nella partita in cui sono chiamati in causa non riescono a lasciare il segno. Magari, ancora, a 18 anni non sono pronti e completano la loro maturazione a 20 anni. E il calcio è un mondo spietato: se non sei puntuale all'appuntamento col destino, dietro di te ci sono poi altri 1’000 che spingono per soffiarti il posto. Tanti, ne sono certo, hanno fallito la loro opportunità e hanno così perso la possibilità di fare una grande carriera. Magari sono finiti nelle serie minori o semplicemente sono scomparsi, prendendo altre strade».

Dal giovanissimo ai vecchissimi. Ibrahimovic ha detto di svegliarsi ogni mattina con dolori ma che al Milan si sente vivo. Buffon parla di Qatar 2022 come di un obiettivo. Pazzi o campioni?
«A quell'età, dopo aver giocato tanto e vinto tantissimo, se non riesci a porti un obiettivo difficilmente vai avanti. Loro invece si spingono sempre oltre il limite e secondo me fanno bene a continuare. Per se stessi e per i compagni. Per le società sono poi una manna».

Godono anche Milan e Parma?
«Sì, certo. Si potrebbe pensare che Ibrahimovic e Buffon rubino il posto a un giovane. Potrebbe essere una chiave di lettura. Secondo me invece fanno da esempio a tanti ragazzi. Sono dei totem nello spogliatoio, che indicano la strada e mostrano quello che serve per provare ad avere una carriera di alto livello. Chi condivide giornate e spazi con loro di sicuro ne trae vantaggio».

Per quanto riguarda invece le società?
«Pagano dei calciatori. Ma hanno in cambio campioni che forniscono grandi prestazioni e, in più, fanno da formatori nel gruppo. Un po’ come un buon operaio fa con l’apprendista. Hanno, infine, anche la possibilità di contare su simboli da “vendere” a livello di marketing».

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