Il Noce la racconta semplice. Il referendum lo è molto meno.

Andrea Cereda, consigliere comunale di Bellinzona.
Negli scorsi giorni è stata avviata la raccolta firme per il referendum relativo al MM 1019 concernente la valorizzazione del patrimonio UNESCO dei Castelli di Bellinzona.
Dalla comunicazione diffusa nei media, questo referendum viene presentato principalmente come un’opposizione al nome “Fortezza” e all’introduzione di un biglietto d’ingresso per alcune parti del nostro complesso fortificato.
Questa lettura però non corrisponde al contenuto reale della domanda di referendum.
Dal testo ufficiale risulta infatti chiaramente che viene chiesto di sottoporre a votazione popolare l’intera risoluzione del Consiglio comunale, quindi tutto il progetto con i relativi crediti. Non si tratta quindi di correggere alcuni aspetti puntuali, ma di rimettere in discussione l’intero Messaggio municipale.
C’è quindi una differenza evidente tra come il referendum viene presentato e quello che realmente comporta. Ridurre una decisione di questa portata a una questione di nome o a singoli interventi non permette alla cittadinanza di capire fino in fondo cosa è in gioco.
Parliamo di un progetto sul quale si lavora da oltre dieci anni, sviluppato con il contributo di specialisti qualificati provenienti da tutta la Svizzera, e che rappresenta un passo importante per la valorizzazione di un patrimonio riconosciuto a livello internazionale.
Un eventuale annullamento della decisione del Consiglio comunale non sarebbe neutro. Oltre a bloccare un progetto già avanzato, rischia di avere ricadute concrete anche sul tessuto economico e turistico che questa valorizzazione può generare, sia per Bellinzona sia per l’intera regione. Non è solo un progetto culturale, ma anche un’opportunità reale di sviluppo e indotto che verrebbe rimessa in discussione.
Per questo è importante che ogni cittadino sia consapevole che la scelta non riguarda dettagli marginali, ma l’intero progetto, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Per queste ragioni invitiamo la cittadinanza a non sostenere questo referendum, che rischia di bloccare un progetto strategico per il futuro di Bellinzona.



