Sara Imelli
L'OSPITE
07.10.2020 - 13:540
Aggiornamento : 16:07

Il Museo di storia naturale dove dislocarlo? Nella natura ovviamente

Sara Imelli, Gran Consigliera e Presidente Associazione donne PPD

La pandemia da COVID 19 sta mettendo in ginocchio ampi settori della nostra economia e i dati provvisori sul PIL cantonale sono preoccupanti e non lasciano presagire nulla di buono. Alle nostre latitudini la pandemia ha però avuto un effetto positivo su un settore che pareva in crisi da molti decenni: il turismo.

Il mercato turistico, soprattutto locale, ha riscoperto il territorio alpino quale meta di vacanza o di svago nel tempo libero; abbiamo assistito a un afflusso di turisti e un interesse per la nostra regione che ricorda i tempi d’oro del turismo alpino di fine Ottocento.

Molti Comuni, Enti e associazioni delle nostre Valli hanno così potuto far fruttare gli investimenti fatti nel passato e attrezzarsi per accogliere al meglio i visitatori. La sfida più importante per l’Alto Ticino è ora quella di mantenere vivo questo slancio turistico migliorando ancora di più l’offerta ricettiva: si inserisce perfettamente in quest’ottica la giusta rivendicazione di prevedere la futura localizzazione del Museo di storia naturale cantonale a Faido! Al Cantone si chiede di fare uno sforzo concreto per sostenere, nel giusto momento storico, un settore economico vitale per il rilancio della Leventina, il turismo, cadine anche del prospettato e auspicato master plan della Valle. Uno sforzo a costo zero per le casse cantonali in quanto il trasloco da Lugano del Museo di storia naturale è già un dato acquisito. Non si tratta di avviare una battaglia campanilistica ma di mettere sul piatto della bilancia dove questo museo possa portare i maggiori benefici all’economia locale per lo sviluppo armonico della città Ticino così come presentata nel piano direttore cantonale.

Per questa ragione è stata presentata una mozione al Consiglio di Stato che chiede di rivedere la decisione di ubicare il futuro museo a Locarno. Mozione sostenuta anche al di fuori del parlamento attraverso petizioni e prese di posizioni che hanno ricevuto ampio sostegno.

“I motivi a sostegno della candidatura di Faido sono validi: il posto ideale per il Museo cantonale di storia naturale è in mezzo alla natura; di facile accesso diretto con i mezzi pubblici; in una regione dove già non abbondano musei, sale da concerti, teatri, spazi per maxi-eventi. Un luogo dove il pubblico giovane (ma non solo) possa abbinare alla visita al museo gite e percorsi culturali, che con la natura e con la nostra storia hanno inscindibili affinità. In estate Beat Hächler, il direttore che ha rilanciato con successo il Museo Alpino di Berna, dopo aver visitato i due alberghi li ha definiti ideali per istallarvi un museo di nuova generazione. Inoltre, come ulteriore nota positiva, il potenziamento della tratta ferroviaria del Gottardo da parte della Südostbahn, con l’intenzione di valorizzarla come mezzo privilegiato per il turismo.

Il contesto nel quale si inserirebbe a Faido il Museo di storia naturale può essere considerato un autentico e straordinario “museo naturale all’aperto” che si sposerebbe perfettamente con le finalità didattiche, scientifiche, culturali e turistiche della storica istituzione cantonale, arricchendola di un grande polmone verde d'inusitata complessità. Basti citare per il solo Comune di Faido, ben 17 riserve naturali, 3 zone di protezione del paesaggio e 12 zone di protezione della natura e la magnifica cascata della Piumogna. Da Quinto con la funicolare del Ritom, si accede alla incomparabile regione della Val Piora, celebre per la sua ricchissima biodiversità e i suoi laghi, da 200 anni oggetto di studi da parte di ricercatori e scienziati. Qui sorge il Centro di Biologia Alpina, vera eccellenza a livello internazionale, con una media di 2500 pernottamenti di studiosi da tutto il mondo nei soli tre mesi di apertura annuale. Per non dire dell’importanza della zona del Lago Tremorgio e del Campolungo nel quadro della storia geologica della catena alpina, nonché dei musei del comprensorio da quello di Leventina ai due sul San Gottardo.

La scelta di Faido sarebbe in sintonia con quelle fatte per musei di storia e scienze naturali di nuova generazione, ad esempio quello di Trento, che si trovano ora ai margini o lontani dai centri urbani, con immediati accessi a zone escursionistiche e di scoperte paesaggistiche, geologiche, di flora e fauna. I frequentatori non sono catapultati in spazi di turismo cittadino dove già si trovano innumerevoli offerte di ristoranti, spettacoli, eventi, mega concerti bensì vicini o immersi in un ambiente che permette anche una frequentazione più consapevole della natura. A Faido si troverebbe ai piedi dei contrafforti del San Gottardo, cuore mitico del nostro paese e non in un centro urbano sovraffollato di vacanzieri.”

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