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L'OSPITE
14.06.2019 - 12:190

Donne e uomini non sono uguali, ma hanno pari dignità e diritti

Morena Ferrari Gamba

Lo sciopero non è purtroppo il termine giusto per una manifestazione che è giustificata. Come fare a promuovere un cambiamento se dal punto di vista legislativo molto si è fatto per raggiungere una parità di genere, ma che si scontra con una realtà ben diversa? Molte misure in tal senso sono previste dalla nostra Costituzione. Sono state istituite Commissioni ad hoc per le questioni femminili sia a livello federale sia cantonale. Sono previste dal diritto matrimoniale. Sono previste dalla Convenzione ONU, sottoscritta dalla Svizzera nel 1997 che prevede disposizioni molto dettagliate contro la discriminazione delle donne nella politica, nella vita pubblica, nell’economia e nella cultura, nella vita sociale e nel diritto civile, nonché l’obbligo di ogni Stato a vegliare e presentare regolarmente un rapporto sulla propria situazione in materia di parità.

Insomma, molto si è fatto e molto ancora si può fare per migliorare. Ma il nocciolo della questione è come fare a far rispettare ciò che è sancito dalle leggi e dalla costituzione. Come riesco ad impedire che un datore di lavoro paghi allo stesso modo un uomo e una donna a parità di mansioni (più le professioni sono umili più il divario aumenta); come si può fare affinché un uomo rispetti una donna se questa ne è succube o non è libera di lasciarlo; come può una donna svolgere il suo ruolo di madre, moglie, lavoratrice senza che qualcuno l’aiuti a conciliare il tutto? Qualcuno dice, volere è potere. E già! Troppo semplice.

Certo, si può chiedere di più alla politica e alle aziende e lo si può fare nei consessi preposti. Ma la politica e le aziende sono fatte di persone (e ai vertici per il momento sono piuttosto uomini, non dimentichiamolo). Ed è proprio qui il punto: vi è un enorme bisogno di cambiamento culturale. Se non passa dalla testa non ci sono leggi che tengano. Un cambiamento culturale di questa portata richiede molto tempo e grazie anche alle manifestazioni di ieri e di domani, si è riusciti e si riuscirà ad attirare l’attenzione sui temi fondamentali. Lo hanno dimostrato le donne di ieri attraverso le manifestazioni e scioperi che dir si voglia, grazie alle quali si sono raggiunti traguardi che oggi diamo per scontati. Ma ci ancora molti muri da abbattere e sono muri soprattutto culturali.

Le ragioni di questa situazione hanno radici così profonde che sono difficili da vincere. C’è prima di tutto la nostra cultura, il grande archetipo che assegna alla donna il ruolo di ‘angelo del focolare’, dedicata alla prole e al proprio uomo, il quale è ’cacciatore’ e deve provvedere al sostentamento della famiglia e, quindi, a produrre reddito. Ci sono poi gli interessi aziendali per cui, al momento di una promozione importante spesso le imprese preferiscono gli uomini perché all’apparenza, nel conflitto fra esigenze familiari e aziendali, un uomo sarà più disposto di una donna ad anteporre le richieste dell’azienda a quelle della famiglia. C’è la divisione preconcetta dei compiti in famiglia, per cui le donne possono lavorare, ma all’interno delle proprie case devono occuparsi, più degli uomini, delle faccende domestiche e dell’educazione dei figli. Le eccezioni sono sicuramente molte. Quello che è importante comprendere è che la società è cambiata. La sfera domestica non è più un affare solo delle donne e la sfera pubblica, lavoro o politica che sia, un affare degli uomini. Uomini e donne dovrebbero quindi trovare un equilibrio casa-lavoro soddisfacente. Le aziende e lo Stato dovrebbero favorire questo equilibrio, sostenendo la flessibilità, indipendentemente dal ruolo, promuovendo servizi e aiuti per conciliare famiglia e lavoro. Mentre la politica dovrebbe favorire l’inserimento delle donne, non perché si comportino come gli uomini ma proprio perché possano portare la loro sensibilità all’interno di qualsiasi gruppo e per questo essere rispettate. Nessuno deve occupare il posto dell’altro e tantomeno trasformarsi. Occorre invece capovolgere qualche modello, ridefinire il concetto della gestione del proprio tempo, cambiare ritmi e valori: politica, lavoro, famiglia, figli, vita affettiva, persino il proprio benessere, non devono essere sempre messi in contrapposizione e ben separati, ma devono porsi in un giusto equilibrio fra loro. Ne gioverebbe la società intera, ne gioverebbero le donne e gli uomini, ne gioverebbe l’economia, perché, è pur vero che il futuro degli uomini è nelle donne! E la manifestazione lo dimostrerà.

 

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