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CANTONELa gestione alla Cinque Fonti entra in aula con il Gran Consiglio

20.01.20 - 19:20
Raffaele De Rosa risponde alle domande dell'interpellanza di Matteo Pronzini sulla casa anziani. Ma il Parlamento rifiuta di aprire una discussione generale
TiPress - foto d'archivio
La gestione alla Cinque Fonti entra in aula con il Gran Consiglio
Raffaele De Rosa risponde alle domande dell'interpellanza di Matteo Pronzini sulla casa anziani. Ma il Parlamento rifiuta di aprire una discussione generale

GAMBAROGNO - «Questa interpellanza permette a De Rosa di dare il suo punto di vista sulla questione importante delle case anziani». È con queste parole che Matteo Pronzini ha introdotto oggi in aula l’interpellanza presentata sulla gestione della casa anziani Cinque Fonti, «l’ennesima dimostrazione del fallimento dell’attuale gestione, di connivenze e mangia mangia». 

I fatti - Una vicenda innescata dal licenziamento lampo del direttore, assunto da soli tre mesi, e dall’uscita di scena di altre figure chiave oltre a uno dei tre membri del consiglio di fondazione (Sargenti). L'ormai ex direttore attribuisce la fine del rapporto di lavoro a una “domanda scomoda” su un presunto conflitto d’interessi, rivolta alla direttrice sanitaria, figlia di un membro del consiglio di fondazione (il Dott. Pelloni).

Il Governo ne è a conoscenza - Raffaele De Rosa ha confermato che «la situazione è stata portata all’attenzione dei competenti servizi cantonali dall’ex direttore licenziato» e la questione ha suscitato «una controversia legale». Successivamente «ci sono stati contatti con il consiglio di fondazione e la Diocesi. L’attuale situazione, l’assenza di una direzione amministrativa, richiama l’esigenza di colmare la situazione e l’iter è già stato avviato».

Licenziamenti e dimissioni - Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha spiegato che «il rappresentante dello Stato, Sargenti, ha dato le dimissioni dal consiglio di fondazione prima che il direttore venisse licenziato». E che «il consiglio di fondazione ha nel frattempo formulato una proposta per la sua sostituzione». Pronzini, però, trova «assurdo» che siano gli altri due membri a proporre il terzo nome.

Con il licenziamento il Governo non c'entra - Pronzini, provocatoriamente, ha detto in aula: «Il nuovo direttore è entrato in funzione dopo la ratifica del Consiglio di Stato. Lo avranno in qualche modo analizzato… perché poi licenziarlo dopo soli tre mesi?». Gli ha risposto De Rosa, sottolineando che «la scelta dei collaboratori e del direttore amministrativo compete al consiglio di amministrazione». Quello del Consiglio di Stato è solo un «atto di ratifica» che oltretutto «non ha relazione con la decisione presa successivamente di interrompere il rapporto di lavoro». 

Il grande ritorno - Nell’interpellanza (e in aula) il deputato dell’MPS ha anche criticato il ritorno in casa anziani della direttrice storica, richiamata ad interim per occuparsi delle consegne al nuovo direttore. «Cosa avrà mai fatto il direttore di tanto grave in tre mesi, da dover richiamare chi aveva creato “un ambiente di lavoro ostile”?», ha detto Pronzini. De Rosa al riguardo riporta quanto riferitogli dal consiglio di fondazione e cioè che «la precedente direttrice non ha ripreso la funzione, ma ha collaborato a titolo temporaneo per supportare la struttura in questa fase di transizione». Il consiglio di fondazione «è stato sollecitato a stabilire il nuovo assetto di fondazione».

Non se ne parla - La richiesta di Pronzini di allargare il dibattito sulla Cinque Fonti al discorso più ampio della malagestione delle case anziani, più volte sollecitato, non viene accolta neppure dall'aula che rifiuta di aprire la discussione generale con 49 voti contrari (14 favorevoli e 7 astenuti).

COMMENTI
 
vulpus 2 anni fa su tio
Il tempo delle verifiche è scaduto . Che ci sia del malaffare va provato. Ma che l attuale gestione sia più che dilettantesca,lo si evince dai fatti e dalle improvvisazioni, decisioni che saranno portatori anche di costi elevati e indesiderati
marco17 2 anni fa su tio
Questo modo di agire ha un nome: omertà.
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