«Ha agito per rabbia, spinta dal risentimento». Chiesti quattro anni e sei mesi

La difesa invece ha chiesto il proscioglimento per l'accusa di tentato omicidio per dolo eventuale: «Dichiarazioni per ottenere un risarcimento economico»
La difesa invece ha chiesto il proscioglimento per l'accusa di tentato omicidio per dolo eventuale: «Dichiarazioni per ottenere un risarcimento economico»
Un triangolo tossico. Una relazione a tre «fragile e turbolenta», tra «abitudini di consumo e un equilibrio precario». Sono le caratteristiche del rapporto fra l’imputata, la vittima e un loro amico, tratteggiate dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari durante la sua requisitoria.
Quattro anni e sei mesi - La richiesta di pena per la 42enne è di 4 anni e sei mesi. È stata domandata anche l’espulsione dalla Svizzera per 7 anni. «Si tratta di tentato omicidio per dolo eventuale - ha aggiunto - solo il caso ha voluto che la vittima ne uscisse senza conseguenze di rilievo: bastavano pochi millimetri per mettere in pericolo la vita». La donna, da oltre tre mesi in carcerazione preventiva, nega d’aver colpito al collo un 46enne con lo stelo di un bicchiere di cristallo rotto.
«Ha agito per rabbia» - Per la procuratrice pubblica, la donna «ha agito per rabbia, spinta dal risentimento per le continue ingiustizie che era convinta di aver subito». Con la vittima, la relazione era «disfunzionale e tossica. L’imputata è una persona eccessivamente collerica, ferita nell’amor proprio».
La testimonianza dell'amico - Una figura chiave è l’amico, con cui l’accusata ha instaurato un rapporto «in bilico fra attrazione, protezione e dipendenza reciproca. I messaggi scambiati fra i due lasciano trasparire una relazione di tipo intimo, non solo amicale, caratterizzata da forti legami e momenti di distacco».
L'escalation di tensioni - I giorni precedenti a quel 22 ottobre sono stati caratterizzati da «un’escalation di tensioni, aggravate anche da discussioni economiche». Sull'aggressione, le versioni dei protagonisti sono discordanti e sono cambiate più volte. «Se l’amico però testimonia contro la donna di cui è profondamente innamorato, è perché i fatti sono veri. Ha anche sottolineato d’avere fornito, all’inizio, una ricostruzione sbagliata per proteggerla».
«Una relazione che si trasforma in angoscia» - La difesa, rappresentata da Nuria Regazzi, ha evidenziato le dinamiche tossiche fra imputata e vittima. «La relazione si trasforma in angoscia. Da parte dell’imputata c’è una dipendenza patologica, non è aggressività. Ha lanciato il calice per un gesto impulsivo, senza mirare. Non lo ha ferito con lo stelo di un bicchiere».
«Nessuna credibilità» - Per l’avvocato le dichiarazioni del 46enne «sono dettate dalla volontà di ottenere un risarcimento economico. Lui e l’amico al momento dei fatti erano ubriachi e alterati da sostanze. Hanno cambiato più volte versione. Quale credibilità possono avere? Per la difesa, nessuna».
«Non è tentato omicidio per dolo eventuale» - Da qui la richiesta di proscioglimento per il reato principale, quello di tentato omicidio per dolo eventuale. La difesa si è opposta all’espulsione e ha chiesto un risarcimento per ingiusta detenzione. L'accusatore privato, oltre a "sposare" la linea della procuratrice pubblica, ha richiesto per il suo assistito un risarcimento per torto morale.
«Sono stata una scema» - In conclusione, l’imputata ha preso la parola: «Quello che ho sentito è incredibile. Non ho fatto io le dichiarazioni contraddittorie, semmai gli altri due. Ho commesso l’errore più grande della mia vita: fidarmi di quelle persone. Sono stata solo una povera scema».





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