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05.10.2021 - 19:220
Aggiornamento : 21:29

Ristoranti divisi tra vaccinati e non: «Come tra appestati e sani... ma almeno si lavorerebbe»

La proposta, avanzata per la mensa della SRF, non dispiace alle associazioni dei ristoratori.

Massimo Suter: «Soluzione pragmatica che permetterebbe a chi non è vaccinato e testato di partecipare a manifestazioni e ricorrenze con parecchie persone»

LUGANO - Dividere la mensa, con un'area per vaccinati e l'altra per chi il vaccino non l'ha ricevuto. L'idea, partorita dalla Radiotelevisione Svizzera (SRF), è stata accolta positivamente anche da Gastro Zürich, che trova l'iniziativa un'ottima soluzione, oltre che di facile attuazione, anche per la ristorazione in genere.

In Ticino sarebbe applicabile? «Non so se ci siano anche da noi le condizioni per mettere in atto qualcosa del genere» ammette Massimo Suter, presidente di GastroTicino. «Certo - aggiunge - darebbe la possibilità a tutti di andare a mangiare al ristorante, ma lascia l'amaro in bocca questa che sembra una separazione tra bianchi e neri, tra appestati e sani».

Per Suter, tuttavia, è accoglibile: «L'importante è lavorare - ammette -. Permetterebbe a chi non è vaccinato e testato di partecipare a manifestazioni e ricorrenze con parecchie persone. Adesso tanti rinunciano ad andare a cene aziendali o compleanni proprio per questo motivo».

Un'idea simile, d'altra parte, era già stata proposta da GastroTicino. «Sono soluzioni pragmatiche e facili da mettere in atto, rispetto al pass tout court». Suter, tuttavia, non nasconde la propria perplessità per chi, ad oggi, evita il tampone. «Finché è gratis non capisco perché non debba essere fatto. Da parte nostra stiamo facendo tutto il possibile affinché questa gratuità venga mantenuta. O per lo meno per far sì che si adotti un prezzo politico abbordabile».

L'idea che diventi a pagamento, secondo Suter, rischia di essere l'ennesima stoccata al settore: «È una spada di Damocle che pende sulle nostre teste. Dubito che ci sia qualcuno disposto a spendere 50/60 franchi per mangiare una pizza che ne costa venti. Ecco che nuovamente si tornerà al delivery. E a farne le spese sarà ancora una volta il ristoratore».

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