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L'imprenditrice luganese Priyanka Pradhan
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25.03.2021 - 06:000

Per una moda che non sfrutta, ma valorizza l'abilità indiana

Dietro ai capi di abbigliamento spesso può celarsi un mondo "sommerso" che valorizza la produzione responsabile

L'imprenditrice luganese Priyanka Pradhan racconta il suo progetto che garantisce salari e orari di lavoro corretti agli artigiani indiani del Jaipur

di Redazione
Sofia Pelanda Mazza

LUGANO - Emblematico è il progetto avviato da Priyanka Pradhan, giovane imprenditrice luganese di origini indiane che, con il suo marchio d’abbigliamento Priya Wear, mette al centro l’obiettivo di garantire a sarti e artigiani del Jaipur un salto di qualità nel loro stile di vita, portando al contempo un interessante pizzico di etnicità nella moda occidentale.

Come nasce l’idea di Priya Wear?
«Da tre fattori combinati che si sono presentati insieme al momento giusto: il primo, la mia esperienza a Londra all’interno di una grossa azienda che valorizzava fortemente le esigenze dei propri dipendenti dal punto di vista della paga e delle prospettive di crescita. Il secondo, il cominciare a riflettere sulla mia vita e la mia carriera, interrogandomi in profondità su come poter sfruttare le mie competenze al meglio per poter “fare la differenza”. Il terzo, quasi casualmente, l’entrare in contatto con un brand di vestiti indiano, praticamente sconosciuto, fondato con l’iniziativa di una produzione responsabile, ovvero con l’obiettivo di assumere persone e garantire loro uno stipendio e orari di lavoro adeguati, in un ambiente tutelato».

Un progetto di solidarietà, quindi?
«Credo che definirlo così sia molto riduttivo. Infatti, non si tratta d'impiegare delle persone come atto di beneficenza, ma di garantire il giusto riconoscimento in termini materiali e immateriali a veri e propri esperti che hanno abilità manuali uniche e sviluppate da una lunga tradizione autoctona. Parliamo di capi interamente stampati a mano sul cotone utilizzando blocchi di legno incisi artigianalmente. Questa tecnica è chiamata, appunto, hand-block printing».

Localmente non vi è un riconoscimento adeguato?
«Purtroppo, nel settore artigianale spesso non vi è una solida struttura a tutela dei lavoratori. Pertanto, l’obiettivo del progetto è fornire maggiori garanzie a chi è coinvolto nella realizzazione dei capi e, al contempo, poterne far conoscere e apprezzare l’unicità e l’eccellente qualità anche all’estero. A tal scopo, è molto importante la mia collaborazione con partner locali che condividano la mia visione».

L’industria dell’abbigliamento dovrebbe essere più sensibile a questi temi?
«Credo che siano scelte spesso determinate anche dal proprio vissuto e dalla volontà di conoscere il settore per vedere dove si può contribuire a migliorarlo. Per esempio, optare per colori vegetali meno inquinanti rispetto a quelli usati tradizionalmente e tracciare l’origine del cotone per accertane la sostenibilità. In sintesi, si tratta di capire bene come si struttura la catena di produzione, che a mio parere è attualmente molto frammentata».

Ritiene che altri operatori del ramo tessile siano in linea con la sua visione?
«È un lavoro di ricerca che richiede tempo e passione e che mi ha condotto a prendere decisioni specifiche e personali nel mio modo di concepire Priya Wear. Pertanto, non mi sento assolutamente di giudicare quelle di altre attività che operano nel mio stesso settore».

«La pandemia per noi è stata la prova del nove»
La seconda ondata di Covid ha lanciato una dura sfida a Priyanka Pradhan, col rischio di minare l’intera concezione di produzione responsabile sulla quale si fonda il marchio Priya Wear: «Il coronavirus è stata la “prova del nove” per testare la sostenibilità e la resistenza della nostra visione», rivela l’imprenditrice. «È stata una situazione difficile, soprattutto all’inizio, che ci ha spinti a tirar fuori tutta la determinazione di cui siamo capaci. Sono molto orgogliosa nel dire che, insieme ai miei partner locali, siamo riusciti a dare comunque lo stipendio a centinaia di persone durante il lockdown, ovvero a tutti gli artigiani e i sarti». Questo, agli occhi di un occidentale, potrebbe sembrare scontato, ma non è così evidente in un Paese come l’India. «La situazione pandemica è ancora pesante, ecco perché attualmente stiamo sviluppando progetti che contribuiscano a sostenere le persone durante l’emergenza», conclude Priyanka.

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