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11.08.2020 - 18:330
Aggiornamento : 19:44

Poveri anziani: questo è un 2020 da film dell’orrore

Isolamento da Covid. Soprattutto chi si trova in una casa di riposo continua a pagare un prezzo altissimo.  

Il recente appello del presidente della Società professionale svizzera di geriatria ha evidenziato una situazione drammatica. Molti ospiti accusano la perdita di capacità cognitive o motorie.

BELLINZONA - Ospiti delle strutture per anziani sempre più vittime del Covid-19. E non solo per il rischio di ammalarsi o di morire. No, i rappresentanti della "quarta età" che vivono in una casa di cura, in questo tremendo 2020, stanno pagando pegno anche dal punto di vista dei rapporti umani, dell’autostima, della lucidità mentale. Molti registrano peggioramenti dal profilo cognitivo e motorio. «Essere in una casa di riposo oggi – ammette Gabriele Fattorini, direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano – è dura. E questo nonostante il grande impegno degli addetti ai lavori». 

Da un estremo all'altro – Difficilissima anche la posizione di chi si trova a doverle gestire, queste strutture. Come non dimenticare le polemiche legate al propagarsi del Covid in alcune case per anziani del Bellinzonese? Ma, citando un estremo opposto trattato da Tio/20 Minuti, hanno fatto altrettanto rumore le norme applicate in maniera rigidissima dalla Casa don Guanella di Maggia, con relative lamentele da parte dei famigliari.

Solitudine canaglia – «La sensazione – fa notare Giampaolo Cereghetti, presidente dell’Associazione Ticinese Terza Età – è che diversi anziani in questi mesi abbiano perso in lucidità mentale e in mobilità. Lo abbiamo notato anche tra gli anziani più attivi, di cui noi ci occupiamo in prevalenza. La maggior parte delle attività sono state sospese per mesi. La solitudine per alcuni è stata terribile».

C'è chi si è sentito uno scarto – Cereghetti è esplicito: «C’è chi ha perso colpi da un profilo cognitivo. Molti si sono sentiti turbati dal fatto di ricevere tutti i giorni informazioni contraddittorie da parte del mondo scientifico. Non è colpa di nessuno, il Covid-19 non lo si conosceva. Ma è normale che c’è chi si sia sentito uno scarto della società. Quando poi si sente dire che per un vaccino valido passeranno anni, una persona anziana può facilmente scoraggiarsi. Perché sa che si trova già nell’ultima parte della sua esistenza».    

L'appello che forse muoverà le acque – Le visite nelle case per anziani vanno favorite. Non proibite. Lo ha chiesto a gran voce di recente il presidente della Società professionale svizzera di geriatria, Andreas Stuck. «Gli anziani stanno pagando un prezzo altissimo di fronte a questa situazione – sostiene Fattorini –. Pensiamo ai molti mesi in cui non hanno potuto vedere nipotini e parenti. Un allentamento nelle case di riposo ce lo auspichiamo tutti. Ma è evidente come i direttori vivano nell’incubo, comprensibile, di fare un passo falso».   

In attesa di nuove decisioni – Una cosa è certa. Così non si può continuare. Altrimenti gli ospiti delle case di cura, al posto di ammalarsi di Covid-19, avranno comunque sempre più ulteriori effetti collaterali. Eliano Catelli, presidente della ADiCASI, associazione che raggruppa una cinquantina di direttori di case per anziani, interpellato sulla questione, replica così: «I piani di protezione delle case per anziani devono rispettare le direttive dell’Ufficio del medico cantonale. Seguendo l’evoluzione della situazione e tenendo in considerazione le osservazioni ricevute dai diversi specialisti, le stesse direttive vengono aggiornate nel tempo. In questo senso, è previsto a breve un incontro con il Cantone per valutare quali allentamenti è necessario adottare per salvaguardare il benessere dei residenti, senza aumentare sensibilmente i rischi di contagio. Nel mentre le case per anziani, pur auspicando degli allentamenti, hanno il dovere di attenersi scrupolosamente a quanto stabilito nella direttiva del 29 maggio scorso».

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