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L'impresario edile Stefano Riva di Tremona
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18.03.2020 - 22:320

Le imprese edili in trincea contro il coronavirus

La testimonianza della Riva Costruzioni che ha deciso di sospendere l'attività

Una scelta dettata dalla volontà di proteggere la salute dei dipendenti. Ma le incertezze, spiega Stefano Riva, sono tante: «Aspettiamo da Berna direttive chiare per tutti. E una risposta dal Cantone sul lavoro ridotto»

TREMONA - TREMONA - L’impresa edile Riva Costruzioni di Tremona ha già conosciuto un dopoguerra, essendo nata nel 1947, ma questa è una situazione inedita. La battaglia contro il coronavirus si combatte in trincea e Stefano Riva è tra gli impresari che hanno seguito il consiglio della Società svizzera impresari costruttori-Sezione Ticino. Lavori sospesi e operai a casa. «Mi sembra chiaro qual è oggi il rischio per la salute - racconta Riva a Tio/20Minuti -. Abbiamo preso alla lettera la raccomandazione della Ssic. Ho solo due lavoratori all'opera per un caso urgente che verrà chiuso oggi a mezzogiorno. Per il resto anche l'ufficio è dimezzato, lavoriamo a scaglioni e gli operai sono a casa, pagati da noi».

In attesa di Berna - A lasciare perplessi, continua Stefano Riva, «è l'incertezza su cosa accadrà nelle prossime settimane. Una, due, magari anche tre settimane o un mese si può resistere, ma poi ad un certo punto la Confederazione dovrà prendere una posizione chiara e univoca su cosa intende fare e come saranno aiutate le imprese». A tutt'oggi alla Riva Costruzioni sono anche in attesa di una risposta dal Cantone sulla loro richiesta di lavoro ridotto. «L'abbiamo inoltrata subito, alla fine della scorsa settimana».

La coerenza - Un altro aspetto che preoccupa il settore sono le forniture. «Già oggi il lavoro a pieno regime sui cantieri è reso arduo a causa delle difficoltà dei fornitori nel reperire i materiali e le materie prime. Ci sarebbero d'altra parte situazioni in cui il singolo operaio potrebbe lavorare da solo che è peccato chiudere...». È il caso per loro di uno scavo in roccia da completare: «Il macchinista potrebbe lavorare da solo, paradossalmente con un rischio minore che rimanere a casa. Ma per coerenza abbiamo sospeso tutto. Sperando che arrivino dal Cantone, ma prima ancora da Berna, direttive in tempi non troppo lunghi. Oggi ci si dice di limitare, non di chiudere».

L'ansia delle maestranze - Il lavoro in cantiere richiede energia e attenzione per evitare infortuni. L'attuale ansia da contagio aumenta i rischi. «Abbiamo notato nelle nostre maestranze questa paura - dice l'impresario -. Come lo percepiamo nel personale d'ufficio. Ognuno teme per se stesso e per i propri cari». In conclusione, l'impresario si dice «convinto che la cosa giusta da fare sarebbe, visto che Berna ha deciso lo stop di molte attività, chiudere tutto chiuso fino al 19...». Il diciannove di? «Di aprile. Non domani» precisa con un filo di amara ironia. Incrociando pala e piccone che per quella data il peggio sia passato. 

«Stop generale» - «Da parte nostra - è il commento di Giorgio Fonio, sindacalista Ocst - ribadiamo la richiesta di stop fatta la scorsa settimana assieme ad Unia e alla Società Impresari. Urge una decisione del Governo che blocchi tutte le attività non strettamente necessarie, tra cui quelle dell'edilizia. In una fase delicata come questa al primo posto va messa, in ogni caso, la salute delle persone». Quanto alla risposta delle imprese, Fonio, dà una valutazione per il Mendrisiotto, dove «in generale c'è stata una reazione positiva».

 


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