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BNS alza ancora i tassi

Prosegue la lotta contro l'inflazione: il tasso guida viene accresciuto di 25 punti base. «Non sono esclusi nuovi ritocchi».
BNS alza ancora i tassi
Ti-Press
Fonte ATS
BNS alza ancora i tassi
Prosegue la lotta contro l'inflazione: il tasso guida viene accresciuto di 25 punti base. «Non sono esclusi nuovi ritocchi».
ZURIGO - La Banca nazionale svizzera (BNS) prosegue la sua lotta contro l'inflazione e inasprisce ulteriormente la sua politica monetaria. Il tasso guida viene accresciuto di 25 punti base, fino all'1,75%. Dopo aver mantenuto il tasso di riferimento...

ZURIGO - La Banca nazionale svizzera (BNS) prosegue la sua lotta contro l'inflazione e inasprisce ulteriormente la sua politica monetaria. Il tasso guida viene accresciuto di 25 punti base, fino all'1,75%.

Dopo aver mantenuto il tasso di riferimento fermo per oltre sette anni, la BNS aveva operato la prima stretta di 0,5 punti (da -0,75% a -0,25%) il 16 giugno 2022, quando si era mossa a sorpresa prima della Banca centrale europea (BCE). Un secondo rialzo era intervenuto il 22 settembre: era stato quello che aveva segnato la fine dell'epoca degli interessi negativi, con il passaggio del tasso guida dal -0,25% al +0,50%. Il terzo passo (da 0,50% a 1,00%) è arrivato il 15 dicembre e il quarto (da 0,50% a 1,00%) il 23 marzo. In tal modo si è giunti oggi al quinto intervento verso l'alto nel giro di un anno.

E potrebbero seguire altri ritocchi: «Per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine non è da escludere che potranno rendersi necessari nuovi rialzi del tasso di interesse», sottolinea la BNS, la quale ribadisce inoltre la sua «disponibilità ad agire all'occorrenza sul mercato dei cambi al fine di assicurare condizioni monetarie adeguate; nel contesto attuale sono le vendite di valuta estera ad avere preminenza».

 Inoltre, BNS ha aggiornato le sue stime per l'inflazione, abbassando quelle per quest'anno ma alzando quelle dei prossimi due. Nel 2023 dovrebbe attestarsi in media al 2,2%, contro il 2,6% stimato in marzo. Anche nel 2024 è atteso un +2,2% (a fronte di un +2,0% in precedenza) mentre nel 2025 dovrebbe risultare un +2,1% (+2,0%).  L'inflazione è comunque diminuita in maniera significativa negli ultimi mesi - lo scorso anno era salito fino al 3,5% - collocandosi in maggio al 2,2%, evidenzia la BNS nel suo esame trimestrale della situazione economica e monetaria. Il calo è riconducibile soprattutto a un minor rincaro dei beni importati e in particolare alla contrazione dei prezzi di prodotti petroliferi e gas naturale.

L'istituto prevede ancora un tasso di inflazione dell'1,7% per il terzo trimestre, un valore nettamente inferiore rispetto all'ultima valutazione di marzo. Nel quarto tornerà tuttavia a salire al 2,0% e rimarrà al di sopra di questa soglia fino all'inizio del 2026. Ciò è dovuto a «perduranti effetti di secondo impatto, al rialzo dei prezzi dell'energia elettrica e dei canoni di affitto così come alla più persistente pressione inflazionistica proveniente dall'estero», spiega la BNS. Senza il rialzo odierno del tasso d'interesse di riferimento le previsioni per l'inflazione sarebbero ancora più alte, viene sottolineato. La stima si basa, come sempre, sull'ipotesi che il tasso rimanga al nuovo livello dell'1,75% per l'intero periodo di previsione. Come noto, la BNS punta a un'inflazione compresa tra lo zero e il 2%.

Infine, ha confermato le sue previsioni precedenti sull'andamento congiunturale: quest'anno il prodotto interno lordo (PIL) dovrebbe salire «di circa l'1,0%», come già stimato in marzo.

Il PIL, indica l'istituto nel suo esame trimestrale della situazione economica e monetaria, «ha segnato una crescita solida nel primo trimestre del 2023. Il settore dei servizi ha acquisito slancio e anche la creazione di valore nell'industria è leggermente aumentata. Il mercato del lavoro si è confermato robusto e il grado di utilizzo delle capacità produttive complessive dell'economia è rimasto buono sino alla fine del periodo considerato». Per il prosieguo dell'anno la BNS, tuttavia, si aspetta «una crescita modesta. Ad avere un effetto frenante sono la domanda estera contenuta, le perdite di potere d'acquisto dovute all'inflazione e le condizioni di finanziamento più restrittive», viene spiegato. In questo contesto la disoccupazione registrerà presumibilmente un lieve incremento e il grado di utilizzo delle capacità produttive dovrebbe leggermente diminuire.

 

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