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SVIZZERA

I tassi d'interesse si alzeranno: per la BNS sarà una «nuova era», ma non c'è fretta

Le previsioni degli esperti di UBS: si va verso un rialzo dello 0,25% nel mese di settembre
I tassi d'interesse si alzeranno: per la BNS sarà una «nuova era», ma non c'è fretta
Depositphotos (Bumble-Dee)
I tassi d'interesse si alzeranno: per la BNS sarà una «nuova era», ma non c'è fretta
Le previsioni degli esperti di UBS: si va verso un rialzo dello 0,25% nel mese di settembre
BERNA - Gli analisti di UBS prevedono un cambiamento nella strategia della Banca nazionale svizzera (BNS): a settembre l'istituto dovrebbe alzare il tasso d'interesse di riferimento a -0,5% (un quarto di punto in più rispetto all'attuale -0,75...

BERNA - Gli analisti di UBS prevedono un cambiamento nella strategia della Banca nazionale svizzera (BNS): a settembre l'istituto dovrebbe alzare il tasso d'interesse di riferimento a -0,5% (un quarto di punto in più rispetto all'attuale -0,75%) e, nella prima metà del 2023, si tornerà presumibilmente a tassi positivi.

La mossa della BCE - Ci sono sempre più segnali che indicano che l'istituto di Francoforte tornerà - per la prima volta dal 2007 - ad aumentare i tassi d'interesse di riferimento. Ciò dovrebbe avvenire nel mese di luglio. Una misura quasi obbligata per cercare di frenare l'inflazione galoppante nell'Eurozona (8,1% nel mese di maggio). Ma la situazione europea è «notevolmente diversa» da quella svizzera, che il mese scorso ha avuto un rialzo del 2,9%.

Non solo per l'inflazione - L'inflazione potrebbe non essere l'unica ragione a far decidere la BNS: «Una politica più restrittiva della BCE apre anche alla possibilità di ridurre i poco amati tassi d'interesse negativi e d'imboccare la strada della normalizzazione dei tassi senza rischiare contemporaneamente un apprezzamento del franco», prevedono gli esperti del colosso bancario.

Più cautela a Berna che a Francoforte - Quindi «la BCE deve», ma la BNS «può aumentare i tassi d'interesse». Ciò giustifica un probabile approccio prudente di Berna, rispetto alla fretta manifestata a Francoforte. Ecco perché, secondo UBS, non si procederà prima del mese di settembre. «Per la BNS è consigliabile attendere prima un rialzo» della BCE e «studiare la successiva reazione del mercato». Solo a questo punto si potrà decidere come procedere, e solo successivamente attivarsi. In un contesto d'inflazione nazionale in crescita ma ancora moderata, «aspettare costa poco alla BNS».

«Una nuova era» - Non solo: nello studio in questione, titolato non a caso "Una nuova era per la BNS, come reagiranno i tassi d'interesse e il franco?", si prevede che l'istituto «seguirà la politica monetaria della Banca centrale europea fino alla metà del 2023, dopodiché sarà possibile una sua "emancipazione"». La BNS dovrebbe seguire la via tracciata dalla BCE fintanto che i tassi resteranno negativi, ma «è discutibile se la Banca nazionale svizzera seguirà prontamente la politica della BCE» andasse verso l'1% od oltre. «A quel punto, la motivazione per portare i tassi d'interesse fuori dal territorio negativo non esisterà più». Quindi la differenza tra l'inflazione in Svizzera e nell'Eurozona tornerà a farsi sentire: «Nel 2022 e 2023, la BNS dovrebbe disporre di un margine di manovra di politica monetaria maggiore rispetto alla BCE».

Gli scenari futuri - Cosa succederà tra un anno? Ci sono svariati scenari, gli esperti di UBS non se lo nascondono. Se l'inflazione rimarrà al di sopra dell'obiettivo anche in Svizzera, è probabile che la BNS segua la politica restrittiva della BCE». Se il franco tenderà a rafforzarsi, Berna potrebbe optare per una stabilità dei tassi. «Il corrispondente aumento del differenziale dei tassi d'interesse rispetto all'euro dovrebbe ridurre nuovamente l'eventuale forza del franco». E, con un franco debole, «anche la vendita di valuta estera diventa un problema». 

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