VALLESE / ITALIA
02.05.2018 - 16:020
Aggiornamento : 18:12

«Sono sopravvissuto perché non mi sono addormentato»

Tommaso Piccioli è scampato alla tragedia alpina avvenuta domenica nella zona di Pigne d’Arolla, nel Vallese. Il bilancio è di sei morti e tre feriti in gravi condizioni, tra cui un 72enne ticinese

AROLLA - È una testimonianza drammatica quella di Tommaso Piccioli, sopravvissuto alla tragica escursione di domenica sulla traversata Chamonix-Zermatt, nel Vallese, costata la vita a sei persone, tra cui Mario Castiglioni, guida alpina di 59 anni originaria di Como ma da anni residente in Ticino, contitolare dell’agenzia MLG Mountain Guide di Chiasso che aveva organizzato la spedizione.

«Adesso ho capito che cos’è l’inferno» avrebbe confessato l’uomo a un amico, in una telefonata riportata dal Corriere della Sera. Piccioli ora sta bene ed è stato dimesso dall’ospedale, ma è scioccato e ha appena appreso della morte dei suoi compagni d’avventura. Ha raccontato la tempesta, il gelo, il buio e il vento: «Ci siamo persi quattro o cinque volte. Siamo arrivati a un punto in cui non si poteva più procedere perché con quella visibilità non era possibile». In un punto a 500 metri dalla capanna Vignettes - a 3157 metri di quota fra Pigne d'Arolla e il Monte Collon -, che avrebbe rappresentato la salvezza per tutti.

Piccioli ha passato la notte accanto a una ragazza tedesca: «Devi muoverti, non ti fermare, ti prego. E non dormire, non devi addormentarti» le ha ripetuto centinaia di volte. Ed è stato proprio questo a salvarlo: «Sono vivo perché non mi sono addormentato».

I 14 alpinisti - lo ricordiamo - sono rimasti bloccati da una violenta tempesta e sono stati costretti a trascorrere la notte all'aperto, con temperature scese fino a 20 gradi sotto zero. Sei persone sono morte e tre sono ricoverate in gravi condizioni, tra cui un ticinese di 72 anni.

Sulla pagina Facebook di Mario Castiglioni - contitolare dell’agenzia MLG Mountain Guide di Chiasso - si susseguono senza sosta i post di cordoglio per la sua morte e della moglie Kalina. «Attento ed esperto» lo descrivono gli appassionati di montagna come lui, «conosceva bene la haute route Chamonix-Zermatt». Sul suo sito scriveva: «Da tanti anni arrampico, scio e vado in montagna, non mi sento stanco per questo. Tutti i giorni, le ore, i minuti passati in salita e in discesa nelle montagne, di tutto il mondo mi hanno insegnato lo spirito d’avventura e regalato momenti indimenticabili».

Allarme in ritardo - La comitiva è stata davvero colta di sorpresa dalla tempesta: «Le foto scattate alle 9 del mattino - ha raccontato a Repubblica il fratello di una delle vittime italiane - mostrano il cielo sereno. Poche ore dopo c'erano raffiche a 100 chilometri orari». Il percorso iniziale degli escursionisti sarebbe stato cambiato nella speranza di raggiungere la capanna più vicina nel minor tempo possibile. «Ma alla Vignettes non li aspettava nessuno e perciò l'allarme è partito solo lunedì mattina».

La Polizia cantonale vallesana ha spiegato all'uomo che i componenti della comitiva erano tutti equipaggiati, ma «se a quella quota vieni sorpreso da una tempesta non hai chances». Sull'incidente è stata aperta un'inchiesta per fare chiarezza su quanto accaduto.


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