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30.03.2015 - 15:350
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Parla il comandante delle Guardie del Papa su Chiesa, donne e gay

Christoph Graf da febbraio è il comandante delle guardie pontificie. Dice no alle donne in Vaticano, no alle unioni omosex e rivela lo stipendio di una guardia: 1500 euro al mese

CITTÀ DEL VATICANO - Dallo scorso febbraio è il nuovo comandante delle Guardie svizzere. Christoph Graf, 53 anni, dirige il corpo di guardia che ha il compito di garantire l'incolumità del Santo Padre. È lui che sta alla sua destra quando il Papa si trova in Piazza San Pietro. Oggi esce allo scoperto e in una lunga intervista rilasciata alla Argauer Zeitung parla della vita delle guardie svizzere, del ruolo della donna nella Chiesa e delle posizioni del Vaticano sull'argomento omosessualità. E parla anche di un Pontefice che sta rivoluzionando parecchie cose, ad iniziare dal suo comportamento con i fedeli.

"La nostra preoccupazione è garantire la sicurezza del Papa, e questo non sempre è un compito facile, soprattutto con un Pontefice così vicino al popolo che ci chiede di fermare la Papamobile quando attraversa piazza San Pietro invasa dai fedeli. A volte riteniamo che fermarsi in quel momento non è proprio l'ideale, ma se lui chiede di farlo noi eseguiamo il suo ordine".

Il Papa rivoluzionario - Un Papa vicino anche al personale che lavora nella Città del Vaticano. "In questo senso ha portato davvero una rivoluzione. È molto paterno. Parla con tutti. Prima quando passava il Pontefice il personale doveva nascondersi e non poteva avere contatti con lui. Ora invece il Papa parla direttamente con loro e ha specificato che non c'è bisogno che spariscano al suo passaggio. Una volta è andato perfino a pranzare nella mensa del personale".

Le donne in Vaticano - Alla domanda quando vedremo una donna nelle guardie svizzere, Graf dice che il giorno in cui accadrà, lui probabilmente non ci sarà più. "La nostra caserma è già piena. Non c'è più posto. Se dovessimo assumere delle donne dovremmo costruire una nuova ala". E poi ha aggiunto: "Una donna in realtà già c'è, ed è la segretaria. Non è ancora maturo il tempo per poter fare entrare le donne tra le guardie svizzere. Abbiamo una tradizione di 500 anni, e continuiamo a portarla avanti. La Chiesa ha una tradizione, e deve attenersi ad essa. Cosa sarebbe accaduto se la Chiesa avesse dato seguito ad ogni tendenza? Avremmo avuto vescovi donne o addirittura un Papa donna".

1500 euro al mese - È stata poi la volta del lavoro delle guardie svizzere che, a differenza delle guardie del corpo di altri presidenti di stato, non vengono ricoperte d'oro. "Se uno lo fa soltanto per i soldi allora è meglio che lasci perdere" ha spiegato Christoph Graf, aggiungendo: "Una guardia svizzera guadagna 1.500 euro al mese". Per quanto riguarda la vita quotidiana, Graf ha spiegato che il divieto di bere riguarda solo quei militi che vengono impiegati in pubblico. Questo per evitare che uno venga fotografato in pubblico con una bottiglia in mano. Tuttavia è stato precisato che i turni di guardia all'entrata durano sei ore al massimo e che con un cambio ogni tre ore la guardia ha sempre la possibilità di poter bere qualcosa. Nei locali interni e nelle postazioni non esposte al pubblico le guardie possono bere qualcosa.

Un altro aspetto interessante che emerge dall'intervista sono i 30 giorni di vacanza all'anno di cui godono le guardie svizzere. Trenta giorni che includono anche i giorni di festa e i fine settimana. I giorni di servizio di fila sono sei a cui seguono tre giorni in cui le guardie restano a disposizione per essere eventualmente impiegate in impegni straordinari. Se non c'è in programma nulla, la guardia è libera da impegni.

Le guardie e le ragazze - Nell'intervista si chiede anche se le guardie svizzere possono avere una ragazza e il comandante Graf ha risposto con una battuta, ridendo: "Siamo uomini normali e non controlliamo se una guardia ha una ragazza o no. E se ce l'ha, sarà lei stessa a dovere fare fronte a questa preoccupazione".

Solo svizzeri e fedelissimi - Le guardie del Papa resteranno svizzere, anche in futuro. Un'apertura a militi stranieri resta esclusa: "Resterà un privilegio per gli svizzeri". Guardie svizzere che, naturalmente, assolvono il loro dovere dimostrando di essere mossi da uno spirito di fede. "Durante i colloqui ai candidati è sempre presente anche il cappellano. Si discute intensamente sulla fede e sull'atteggiamento di fronte alla vita", ha spiegato Graf.

Gay e sessualità - Un tema affrontato nell'intervista è stato quello dell'omosessualità. È stato ricordato il caso del parroco che ha impartito la benedizione a una coppia lesbica, e nell'intervista il giornalista ha fatto notare che l'omosessualità è stata nel frattempo accettata dalla società. Graf ha risposto, ponendo una domanda: "La Chiesa si deve sempre adeguare alla società? Il caso di Bürglen viene strumentalizzato per raffigurare una Chiesa retrograda. Ma gli abitanti di Bürglen credono ancora veramente? Tutta questa gente che critica va davvero alla Santa Messa? Non si scordi che la Chiesa svizzera non è la chiesa del mondo".

A quel punto il giornalista ha chiuso l'intervista chiedendo a Graf se non considera antiquata la posizione del Vaticano nei confronti degli omosessuali. "No. Dipende dal modo di vedere le cose. Se la Chiesa vuole seguire la società dovrebbe per esempio permettere l'aborto e le unioni omosessuali. Ma poi resterebbe ancora la Chiesa cattolico romana? Nessuno esclude gli omossessuali. La questione è se gli omosessuali manifestano la loro sessualità o meno. Se lo fanno e vogliono essere cattolici allora la cosa non va bene. La Chiesa, sotto questo aspetto è chiara".

 

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