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SVIZZERAI ticinesi «fanno bene» a testarsi per andare in Italia

18.05.21 - 14:06
Gli esperti della Confederazione fanno il punto sulla situazione epidemiologica in Svizzera
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I ticinesi «fanno bene» a testarsi per andare in Italia
Gli esperti della Confederazione fanno il punto sulla situazione epidemiologica in Svizzera

BERNA - I progressi in campo vaccinale, l'arrivo di 3mila dosi di farmaci Roche per la cura dei casi più gravi. Ma anche l'importanza di mantenere alcune precauzioni, come la mascherina e il distanziamento sul lavoro. Gli esperti della Confederazione oggi pomeriggio fanno il punto sulla lotta al coronavirus in Svizzera, in diretta da Palazzo Federale. 

All'incontro con i media, organizzato per le 14.00, sono presenti Virginie Masserey, capo della Sezione di controllo dell'epidemia dell'UFSP, Adrian Kammer capo della sezione Informazione sanitaria e campagne, Rudolf Hauri, presidente della Conferenza dei medici cantonali e Martin Ackermann, capo della task force federale Covid-19. 

La situazione epidemiologica in Svizzera è definita «incoraggiante» in esordio della conferenza da Virginie Masserey. Circa 1,2 milioni di svizzeri sono già vaccinati. «Stiamo monitorando attentamente la situazione di varianti preoccupanti» ha sottolineato Masserey, osservando che «i vaccini funzionano bene anche contro la variante indiana». 

Resta tuttavia «importantissimo» che si continuino a rispettare le misure di protezione, soprattutto il porto della mascherina nei luoghi pubblici «perché non è possibile distinguere le persone vaccinate da quelle che non lo sono» ha precisato Masserey.

Adrian Kammer ha quindi presentato la campagna d'informazione #iomifacciovaccinare lanciata nei giorni scorsi dalla Confederazione. «L'obiettivo è permettere alla popolazione di fare la propria scelta in modo autonomo e indipendente, sulla base di informazioni accertate» ha spiegato l'esperto. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito dell'Ufsp. «Diversi protagonisti della cultura, del mondo scientifico ed istituzionale hanno aderito all'appello a favore della protezione» prosegue Kammer: la Confederazione è ottimista su una risposta positiva da parte della popolazione. 

Il capo della Task Force Covid Martin Ackermann ha fatto quindi il punto sulla situazione epidemiologica in Svizzera, confrontando i dati delle infezioni con quelli registrati nelle scorse settimane in Gran Bretagna e in Israele. Lo scarto tra le curve nei diversi paesi è diminuito molto a partire da maggio, per cui «la Svizzera è su una buona strada» ha sottolineato Ackermann. 

screenshot UFSP

La notizia più confortante, ha sottolineato il capo della task force, è che «anche nel periodo in cui sono entrati in vigore gli allentamenti la curva ha rallentato». La Task Force ha quindi rivisto i propri scenari in positivo. «In questo momento, è possibile allentare ulteriormente le misure senza un grande rischio per le persone non vaccinate».

Per quanto riguarda i viaggi all'estero per ragioni di turismo, in conferenza si è fatto l'esempio del Ticino, dove nei giorni scorsi si è registrata «una grande richiesta di test nelle farmacie allo scopo di recarsi in Italia». La Confederazione non ha delle raccomandazioni contrarie ai viaggi nelle regioni considerate sicure: «La Svizzera dispone attualmente di un buon numero di test e questi sono a disposizione della popolazione, che può utilizzarli in caso di necessità». Non c'è quindi «nessun problema» ed è «corretto e comprensibile che la popolazione ne faccia domanda» per recarsi in paesi che richiedono il tampone in entrata. 

Il certificato Covid, hanno precisato gli esperti, potrebbe essere realtà per le categorie a rischio già all'inizio di giugno. Il resto della popolazione dovrebbe poterlo ottenere entro la fine di giugno. L'Ufsp sta valutando quali paesi potranno essere raggiungibili con il certificato Covid, durante l'estate, ma molto dipenderà dalle decisioni adottate nell'area Schengen e dai partner europei.

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