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BERNA
14.11.2020 - 13:010
Aggiornamento : 15:18

Triage in cure intense: «L'età non è un criterio in sé»

Ecco come funziona la scala che dovrebbe classificare i pazienti in base alla fragilità se i letti scarseggiassero.

BERNA - Il timore che la pandemia di Covid-19 potesse determinare delle situazioni limite in cui non tutti i malati gravi potessero essere attaccati a un respiratore aveva portato già in marzo la Società svizzera di medicina intensiva (SSMI) e le Accademia svizzere delle scienze (SAMW) a redigere delle linee guida specifiche. Dovevano permettere di decidere, in base a principi medici, quali pazienti ventilare artificialmente in caso di scarsità di posti in cure intense. Il documento aveva tra le altre cose ricevuto una discreta attenzione sulla stampa internazionale, in particolare nella vicina Italia, dove aveva suscitato una certa indignazione nell’opinione pubblica. 

Nuovo criterio: la fragilità - Ora, la SSMI ha aggiornato queste linee guida, introducendo un nuovo criterio che promette di far ancora discutere: la fragilità dei pazienti. «In Svizzera continua a crescere sensibilmente il numero di pazienti che, a causa di un’infezione da nuovo coronavirus, devono essere trattati in ospedale o direttamente in cure intense», scriveva giovedì l’organizzazione in un comunicato in cui illustrava i motivi della modifica.

«Come per la precedente versione, l’età non rappresenta in sé un criterio per il triage», premette Franziska Egli, responsabile della comunicazione del SAMW. «Lo stesso vale per una disabilità o una demenza », aggiunge. Questi fattori, però, potrebbero costituire un segnale di una cattiva situazione fisica generale: «Per poter valutare meglio questo aspetto, le linee guida tengono ora conto della fragilità», spiega Egli.

Una scala da 1 (sano e robusto) a 9 (in fin di vita) - Quest’ultimo parametro verrà valutato in base a una scala. Al livello 1 saranno le persone particolarmente sane, robuste, attive, energiche e motivate. Al livello 9, all’altro capo della scala, sarà invece chi si avvicina alla fine della vita e le persone la cui aspettativa di vita è di meno di sei mesi. 

Se i reparti di terapia intensiva dovessero trovarsi costretti a razionare le cure, un paziente di più di 65 anni che fosse al livello 7 o più in alto su questa scala non avrebbe accesso alla ventilazione artificiale. Per persone di più di 85 anni basterebbe invece essere al grado 6. Anche diverse patologie come tumori che abbiano già formato metastasi o gravi demenze potrebbero portare a essere esclusi dall’accesso alle cure intense in caso di scarsità di posti. 

L'obiettivo: «Salvare quante più vite umane possibile» - «Per fortuna al momento non siamo ancora in una situazione in cui si debba fare un triage», afferma Franziska Egli del SAMW. Prendere questo tipo di decisioni è difficile per tutti quelli che sono coinvolti, sottolinea: «Se si dovesse davvero arrivare a questo, il primissimo obiettivo dovrebbe essere quello di salvare quante più vite possibili». 

Ma perché la prognosi a breve termine di un paziente dev’essere un fattore così determinante? La spiegazione di Egli è molto semplice: «Se un paziente ha una migliore possibilità di sopravvivere alla malattia virale e alle cure intense e, in seguito, di godere di una qualità di vita migliore, avrà precedenza su un paziente con una prognosi meno buona. L’età è un fattore perché ha una grossa influenza sulla prognosi, ma non come criterio in sé».

Nessun algoritmo, solo raccomandazioni - La responsabile della comunicazione del SAMW fa notare tuttavia che queste linee guida costituiscono delle raccomandazioni, non un algoritmo o una check list: «In caso di emergenza, delle squadre interdisciplinari degli ospedali e dei reparti di terapia intensiva decidono in merito al triage e il medico di cure intense di più alto grado ha l’ultima parola», spiega. Le scelte, poi, devono essere illustrate in dettaglio e per iscritto: «In seguito, ogni decisione di triage deve essere comprensibile e senza buchi d’informazione», sostiene Egli.

Le linee guida vanno bene, «ma non bisognerebbe arrivare a tanto» - Gli ospedali sembrano accogliere positivamente le linee guida di SSMI e SAMW. Tanja Krones, direttrice di Etica clinica all’Ospedale universitario di Zurigo, afferma: «Alleggeriscono da questa decisione oltremodo difficile coloro che devono scegliere in terapia intensiva. Assicurano il rispetto del principio secondo il quale nessuno deve essere discriminato e garantiscono che il fine prioritario della decisione sia salvare quante più vite possibile».

Secondo Krones, però, i singoli criteri avrebbero bisogno di ulteriori aggiustamenti, ai quali il SAMW starebbe lavorando. In particolare, dovrebbe essere fatto tutto il possibile per non arrivare a un triage: «A tale fine è fondamentale che, in modo coordinato a livello svizzero, vengano impiegate tutte le risorse», sottolinea Krones. Anche un limitato aumento dei letti è ancora possibile: «E prima che si debba iniziare con il triage c’è ancora la possibilità di chiedere aiuto ai Paesi vicini che dispongano di maggiori capacità».

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