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Ticinese protagonista nella gara della triatleta morta: «Si sarebbe potuta salvare»

Giorgio Valsecchi protagonista in Texas: «Ottimo risultato ma non me la sono sentita di festeggiare»
Instagram/Giorgio Valsecchi
Ticinese protagonista nella gara della triatleta morta: «Si sarebbe potuta salvare»
Giorgio Valsecchi protagonista in Texas: «Ottimo risultato ma non me la sono sentita di festeggiare»
«Se già non stava bene e magari ha anche digerito male, beh si è assunta un rischio grandissimo».
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HOUSTON - Una tragedia ha scosso il mondo del triathlon, il mondo dello sport. Lo scorso weekend la brasiliana Mara Flávia Araújo è morta durante l’Ironman del Texas. Ha cominciato la gara con grande entusiasmo e combattività, com’era solita fare, ma per cause che ancora non sono state chiarite è stata inghiottita dalle acque del lago Woodlands durante la prova di nuoto. 

Sul posto, con pettorale e grande determinazione, era presente anche il ticinese Giorgio Valsecchi, che ha terminato al terzo posto nella categoria M65-69 (827esimo assoluto).

«Un ottimo risultato in una gara bellissima, condizionata dal vento ma con passaggi spettacolari. Per quanto capitato però, come tutti, non me la sono sentita di festeggiare - ha spiegato proprio l’insegnante della Scuola superiore di commercio di Bellinzona - Quanto successo alla sfortunata atleta sudamericana ha infatti tolto gioia alla cerimonia finale, anche se gli organizzatori sono stati molto bravi a dare risalto agli aspetti positivi della competizione. Come quello relativo al numero di quanti sono riusciti a portare a termine la fatica, ben 2’100 su 3’000».

Quanto accaduto ha dell’inspiegabile.
«Non ci sono notizie ufficiali. Io ho un paio di ipotesi: ha avuto un malore improvviso oppure non stava già benissimo alla partenza. Nel primo caso, c’è poco da fare. Capita spesso che altri sportivi, ciclisti, calciatori, non stiano benissimo durante una competizione. La differenza è che in quei casi i soccorsi riescono a essere immediati. Nel triathlon, nella frazione a nuoto nello specifico, è invece più difficile. Soprattutto in Texas: le acque del lago Woodlands sono tremende. Torbidissime. Non si vedeva nulla. Ho letto il rapporto di uno dei primi soccorritori: si è tuffato, si è immerso, è riuscito a toccare la ragazza ma è dovuto riemergere per respirare. Alla seconda immersione non ha più trovato nulla. E stiamo parlando di tre metri d’acqua…».

La seconda ipotesi.
«Se già non stava bene e magari ha anche digerito male, beh si è assunta un rischio grandissimo».

Le prime notizie parlano di condizioni comunque non proibitive. L’acqua era a 23°C.
«E questo è forse stato anche peggio. Fosse stata più fredda, avremmo messo tutti la muta, così invece in molti non l’hanno fatto. La muta ha un pregio assoluto: ti tiene a galla. Se hai un malore, basta girarti sulla schiena e attendere i soccorsi. Con quella, la Araújo si sarebbe potuta salvare. Poi, la temperatura dell’acqua è un fattore soggettivo. Non so in che contesti si allenasse la brasiliana. Ma se era abituata alla piscina e non alle acque libere o magari a nuotare in acque con temperature più alte, ecco che i 23°C del lago Woodlands potrebbero averla messa in difficoltà. Due-tre gradi potrebbero aver fatto la differenza».

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