Sì all’iniziativa anti dumpig salariale

Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio, Verdi, Locarno
Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio, Verdi, Locarno
In Ticino il fenomeno dei bassi salari non è più episodico, ma purtroppo strutturale. Secondo la definizione statistica adottata da Eurostat e OCSE, è “a salario basso” un impiego con retribuzione inferiore ai due terzi del salario mediano lordo mensile. Nel 2010 a livello nazionale la soglia era di 4’146 franchi, nel 2024 di 4’683 franchi, secondo i criteri dell’Ufficio federale di statistica. Applicando questa definizione, il numero di addetti a tempo pieno a basso salario è più che raddoppiato in quindici anni. I rami economici coinvolti sono passati da 8 a 18. La compressione progressiva dei salari ha quindi investito ambiti sempre più ampi.Il confronto con il resto della Svizzera rende la situazione ancora più evidente. Nel 2024 il salario mediano nazionale per un impiego a tempo pieno è stato di circa 7’024 franchi lordi al mese, mentre in Ticino si fermava a circa 5’708 franchi, ultimo fra tutti i Cantoni principali e con una differenza superiore a 1’300 franchi mensili rispetto alla media svizzera. In passato la distanza era già significativa, ma tra il 2008 e i dati recenti il divario si è addirittura ampliato: il Ticino ha avuto aumenti salariali meno consistenti rispetto alla media nazionale, con livelli che restano sistematicamente inferiori. Mentre in altre regioni svizzere le retribuzioni aumentano e rispecchiano in parte la crescita di alcune industrie ad alto valore aggiunto, in Ticino la struttura economica, la forte presenza di settori a basso valore aggiunto e la forte pressione competitiva sui salari legata al frontalierato hanno mantenuto i salari al di sotto della media nazionale. Alla questione dei salari bassi va poi ad aggiungersi anche la differenza salariale tra uomo e donna. Purtroppo appare evidente che nella politica economica ticinese il dumping salariale e sociale (cioè una politica che spinge verso il basso i salari) è ormai una normalità tollerata. Il mercato del lavoro è diventato un Far-West dove lo Stato non dispone degli strumenti sufficienti per far rispettare leggi, i contratti e i regolamenti. In un contesto molto delicato per il tessuto socioeconomico cantonale come questo è fondamentale avere a disposizione il maggior numero possibile di elementi di monitoraggio per identificare, sanzionare gli abusi o semplicemente per dissuadere i datori di lavoro da pratiche di dumping salariale. Per questo motivo il prossimo 8 marzo è fondamentale votare un sì convinto all’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!”
Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio, Verdi, Locarno




