Serve un progetto per i Consolati

Gerardo Petta, Cosimo La Torre, Mario Pingitore (membri del Comites di Zurigo)
Un centinaio di connazionali, attivi nei circoli della collettività italiana di Zurigo e provincia, ha indirizzato due successive petizioni al presidente del Comites, e cioè allo scrivente, segnalando il disagio della collettività per la inadeguatezza del lavoro consolare. Come spiegare, si domandano i firmatari delle due petizioni, la decadenza delle prestazioni proprio a Zurigo, dove, nel quinquennio 2015-2020, il consolato generale si era distinto per l’efficienza del servizio, per l’assenza di liste di attesa, per la comodità e la facilità di accesso agli uffici?
Gli scriventi non hanno mancato negli anni passati di rivolgere le stesse domande alle competenti autorità diplomatiche, ottenendo alcune risposte tanto cortesi quanto evasive. Si ritiene opportuno nondimeno soffermarsi sulla presente vicenda, perché essa offre l'occasione per tracciare un utile paragone tra quanto accade a Zurigo e quanto invece avviene in Italia, nell'ambito anzitutto delle Questure e degli uffici postali, che infatti offrono ai cittadini servizi analoghi a quelli offerti all'estero dai Consolati.
Colpisce, nel contesto italiano, il progetto di cooperazione pubblico-privato varato dal Ministero dell'Interno. Giova infatti ricordare che, dopo l'epidemia di Covid, e i confinamenti casalinghi, si è impennata nella Penisola la domanda di servizi, con le conseguenti resse davanti agli uffici di polizia e con la corsa altresì agli sportelli comunali. Merita ricordare in particolare l'esplosione delle richieste per il rilascio dei passaporti, con le conseguenti, interminabili liste di attesa. Da qui, l'iniziativa del Viminale, che ha assegnato alle Poste il compito di affiancare le Questure nel disbrigo di molti servizi, a cominciare appunto dal rilascio dei passaporti, che ora è possibile ottenere nell'arco di pochi giorni.
Perché le Poste sono così efficienti? E, soprattutto, perché i Consolati arrancano? A questa domanda si può rispondere menzionando come prima causa la cattiva organizzazione del lavoro consolare. I diplomatici per parte loro sostengono invece che il fenomeno ha cause più vaste e citano infatti la cronica carenza di risorse, ma si tratta, secondo noi, di una mezza verità. A difettare, nel nostro giudizio, è anzitutto il management.
A sostegno della nostra tesi, e come utile spunto per una riflessione comune, osserviamo che un ufficio postale, con cinque addetti agli sportelli, in città come Roma o Milano, riceve fino a 150 persone al giorno, senza obbligo di prenotazione. Nelle Poste, inoltre, l'orario di ricevimento del pubblico supera mediamente le 30 ore settimanali, con gli sportelli attivi dal lunedì al sabato. Le differenze con i Consolati non lasciano di saltare agli occhi. Negli uffici consolari non si lavora di sabato, gli sportelli sono aperti mediamente per non più di 15-20 ore settimanali, le liste di attesa sono la norma, cresce, nei settori più richiesti, l'accumulo di lavoro arretrato, anche se non si hanno in proposito dati precisi, ed è arduo e, talora, persino impossibile fissare un appuntamento.
Resta da capire cosa si possa fare per migliorare i servizi di interesse dei connazionali. In una prospettiva innovatrice, gioverebbe forse esplorare vie non convenzionali, sulla falsariga dell'esperimento pubblico-privato inaugurato in Italia dal Ministero dell'Interno. In ambito consolare, non mancano del resto importanti precedenti di portata imprenditoriale. Per esempio, a Shanghai, salvo errore, il rilascio dei visti di ingresso per i turisti cinesi veniva gestito, almeno fino a qualche tempo fa, da una azienda privata, sotto la supervisione del consolato generale, e una situazione analoga si registrava anche a Mosca.
Ecco, quindi, l'appello che i connazionali rivolgono alle forze politiche in vista di una proposta di legge da portare auspicabilmente all'attenzione del Parlamento: Urge infatti, negli auspici comuni, estendere ai Consolati il modello cooperativo in corso in Italia tra le Questure e le Poste. Non si chiede ovviamente l’intervento delle Poste, ma si chiede bensì, nella prospettiva di una azione pubblico-privata, di aprire i Consolati alla collaborazione con le imprese locali, attive nei settori della informatica e dei servizi al pubblico.
Gerardo Petta, Cosimo La Torre, Mario Pingitore (membri del Comites di Zurigo)



