200 'maranza' allontanati da Rabadan (e il «fascismo inconsapevole di Verdi e Più Donne»)

È uno dei risultati del servizio d'ordine del carnevale bellinzonese, mentre è Tuto Rossi a replicare a una mozione comunale che chiede misure più rigide
BELLINZONA - A Bellinzona, il Rabadan torna sotto i riflettori non solo per il divertimento sfrenato e l'affluenza da record (manca solo l'ufficialità), ma anche per le risse che quasi tutti gli anni ne macchiano una o più serate.
La polemica innescata dagli articoli pubblicati da Tio.ch è diventata d'interesse politico con la mozione delle consigliere comunali Maura Mossi Nembrini (Più Donne) e Lorenza Giorla Röhrenbach (Fa/Verdi), che chiedono misure più rigide, in particolare per limitare l’accesso ai minorenni e preservare il Carnevale da episodi violenti.
Il presidente del comitato di Rabadan Giovanni Capoferri, riferendo a laRegione, parla di una situazione migliorata rispetto al passato: «Nemmeno quest’anno ci sono stati eventi gravi o molto gravi come quelli che capitavano dieci o vent’anni fa. Oggi invece nessun atto di vandalismo è stato denunciato, sebbene non siano mancate aggressioni fisiche. Purtroppo dobbiamo prendere atto che le teste calde non mancano mai, ma sono poche in rapporto alle svariate migliaia di giovani e persone che durante la notte sono qui per divertirsi in modo pacifico».
Gran parte del merito, secondo Capoferri, va al servizio d’ordine, pronto a intercettare i cosiddetti ‘maranza’: giovani dediti a provocazioni, risse e furti, facilmente individuabili, aggiunge Capoferri, «dalla tenuta scura, dal giubbotto antiproiettile, dal cappuccio e dal passamontagna». Durante le cinque nottate di festa ne sono stati trovati circa duecento, tutti senza biglietto, che sono stati allontanati per ridurre i rischi di violenza. I ‘maranza’, fenomeno già noto in alcune città del nord Italia e a Lugano, raccontano di un disagio giovanile e identitario che si riflette nei grandi eventi, costringendo le autorità a bilanciare sicurezza e divertimento.
Tornando sul terreno di scontro politico, a gettare benzina sul fuoco della polemica è il consigliere comunale uscente del gruppo Lega/UDC Tuto Rossi, che in un post Facebook denuncia il «fascismo inconsapevole» di Verdi e Più Donne. I politici di questi schieramenti, a detta dell'avvocato e granconsigliere, riterrebbero la popolazione talmente ingenua (il termine usato da Rossi è un altro) da poter essere educata a suon di divieti e punizioni. «Il loro ideale è la divietocrazia, che storicamente ha sempre anticipato il fascismo». Il bersaglio perfetto? I giovani. «Per loro i minorenni sono minorati mentali, a cui bisogna mettere la briglia perché da soli si fanno male. Si divertono e si ubriacano a Carnevale e sono felici? Per i Verdi la felicità dei giovani è una minaccia».
Rabadan è un avvenimento all'insegna del divertimento e del rispetto reciproco, e quindi da difendere, conclude Rossi. La stoccata è quindi indirizzata al Municipio Branda e a un problema sommerso ma davvero urgente: «In Ticino troppi si tolgono la vita, forse settimanalmente, perché i cittadini si sentono oppressi dalle troppe regole e angosciati».



