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21.04.2021 - 13:150

Superlega, sarebbe uno "tsunami" anche per i videogames

Il progetto, che mirava a riconquistare l'interesse dei giovani, avrebbe un impatto anche sull'industria videoludica

MADRID - Quella che alla mezzanotte tra domenica e lunedì si annunciava come una svolta nella storia del calcio, pronto a giocare una delle sue partite più importanti senza neanche mettere il pallone a centrocampo, potrebbe infine ridursi a una breve parentesi, il cui ricordo verrà soffiato via dal vento. Certo, le ultime 48 ore hanno mostrato che tutto e il suo contrario sono possibili, ma il progetto "Super League" - dopo il domino di defezioni che ha preso il via nel Regno Unito, con il Manchester City e il Chelsea prime a sfilarsi - sembra già ai titoli di coda. Le sue possibili implicazioni però travalicano il solo ambito sportivo, toccando anche un'industria come quella dei videogiochi, che - come ben sanno gli appassionati delle simulazioni sportive - vive anche delle licenze sportive che riesce a conquistare.

Gli avversari del calcio? «I giochi come Fortnite»
Quelli dello sport e del gaming non sono più mondi così distanti. Soprattutto perché ambiscono a conquistare e fidelizzare una stessa fetta di pubblico: i più giovani. Già in tempi non sospetti, eravamo nell'autunno del 2019, il presidente della Juventus Andrea Agnelli - uno dei principali "azionisti" della nuova Super League - aveva spiegato in veste di esponente dell'ECA alla Leaders Week di Londra come i veri avversari del calcio in questo momento fossero proprio alcuni videogiochi di successo come "Fornite" e "League of Legends", che non a caso sono i due titoli che guidano le classifiche dei contenuti in streaming "consumati" su piattaforme come Twitch. Quello streaming che sta gradualmente prendendo piede anche nella diffusione degli eventi sportivi, soppiantando - come avvenuto in Italia, con DAZN che ha strappato i diritti esclusivi per la Lega Serie A a Sky per il triennio 2021/2024 - le vecchie televisioni.

Lo stesso Florentino Perez, presidente del Real Madrid e numero uno della nuova Superlega, ha dichiarato lunedì - presentando il progetto - che per i giovani tra i 16 e i 24 anni il pallone sembra aver smarrito la sua attrattiva. «Hanno perso interesse per il calcio. E questo succede perché ci sono molte partite che sono poco interessanti». Un dilemma che invece sembra porsi molto più raramente quando le immagini che scorrono sul monitor (o il display) di turno sono quelle di uno sgargiante gameplay. E, se questo non fosse sufficiente, va messo in conto anche l'interesse crescente delle singole società sportive nell'avere un proprio team ufficiale di e-sports.

Uno "tsunami" anche per i videogames
Nelle ultime ore il terremoto si è placato. Ma, nel caso di una secessione sportiva come quella ipotizzata dagli architetti della Superlega, l'eventuale "tsunami" andrebbe a impattare anche su alcuni storici e gettonatissimi titoli (e di conseguenza sulle tasche dei videogiocatori). E in prima fila ci sono senza dubbio i due grandi classici del calcio su console (e PC): FIFA e PES, che ogni anno fanno a gara per accaparrarsi quante più licenze di squadre e campionati possibili e sono giocati da milioni di persone.

E, sempre restando nel campo del condizionale, a seconda degli accordi questo potrebbe tradursi in situazioni diverse. Dalla necessità di rinegoziare i termini per ogni singola squadra di stagione in stagione, alla scomparsa di alcuni grandi club - e quindi dei rispettivi giocatori che, per alcune fasce d'età, sono diventati motivo di interesse più delle stesse squadre - dai titoli fino all'eventuale sviluppo di un terzo titolo ufficiale esclusivamente legato alla nuova Super League. Anche in quest'ultimo senso però, la strada - e la storia videoludica può testimoniarlo con diversi esempi - è di quelle in salita.

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