Attacchi mirati sull'Iran per innescare nuove proteste?

Sarebbe una delle opzioni sul tavolo del presidente Donald Trump per favorire le condizioni verso un cambio di regime nel paese
WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando diverse opzioni contro l'Iran, tra cui anche attacchi mirati contro le forze di sicurezza e i leader per motivare i manifestanti. Lo scrive Reuters sul suo sito.
Due fonti statunitensi a conoscenza delle discussioni hanno affermato che Trump voleva creare le condizioni per un "cambio di regime" dopo che una repressione ha schiacciato il movimento di protesta, uccidendo migliaia di persone.
Per farlo, Trump stava valutando appunto opzioni per colpire comandanti e istituzioni che Washington ritiene responsabili della violenza, per dare ai manifestanti la fiducia di poter invadere edifici governativi e di sicurezza.
Una delle fonti statunitensi citate da Reuters ha affermato che le opzioni discusse dai collaboratori di Trump includevano anche un attacco molto più ampio, destinato ad avere un impatto duraturo, possibilmente contro i missili balistici che possono raggiungere gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente o i suoi programmi di arricchimento nucleare. L'altra fonte statunitense ha affermato che Trump non ha ancora preso una decisione definitiva su una linea d'azione, inclusa l'eventuale scelta di intraprendere la via militare.
Mosca chiede moderazione
Il Cremlino chiede "moderazione" agli USA in merito a possibili azioni in Iran, ritenendo che le possibilità di una soluzione diplomatica "non sono esaurite". Eventuali azioni di forza rischiano di creare "il caos" nella regione, ha avvertito il portavoce, Dmitry Peskov, citato dall'agenzia TASS.
"Continuiamo a esortare tutte le parti alla moderazione e al rifiuto di qualsiasi ricorso alla forza", ha detto il portavoce del presidente Vladimir Putin, citato da Interfax. "È evidente - ha aggiunto Peskov - che il potenziale negoziale (riguardo all'Iran) è tutt'altro che esaurito. E, naturalmente, in questo contesto, è necessario concentrarsi innanzitutto sui meccanismi negoziali". Secondo il portavoce del Cremlino, "qualsiasi azione militare può solo creare caos nella regione, portando a conseguenze molto pericolose in termini di destabilizzazione del sistema di sicurezza".



