Guerra e prezzi non fermano Wall Street

I colossi bancari a stelle e strisce segnano profitti record nonostante i rischi geopolitici e l'inflazione galoppante
NEW YORK - La guerra in Iran e la galoppata dell'inflazione non fermano Wall Street. Le cinque maggiori banche americane hanno alzato il velo: oltre 49 miliardi di dollari di utili nel secondo trimestre, stabilendo un nuovo record e spingendosi ben al di là delle attese degli analisti grazie alle commissioni incassate sulle fusioni e acquisizioni e sullo sbarco in borsa di SpaceX.
Ma all'orizzonte ci sono «diversi rischi che si stanno muovendo nel sottosuolo come placche tettoniche», ha messo in guardia l'amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon, citando le tensioni geopolitiche e i conflitti, l'inflazione persistente, gli elevati deficit globali e gli altri prezzi degli asset.
Goldman Sachs ha archiviato il secondo trimestre con un utile netto in rialzo del 78% a 6,63 miliardi di dollari e ricavi in crescita del 39% a 20,34 miliardi, ben oltre le attese degli analisti. La banca ha beneficiato delle commissioni generate dalla divisione investment banking, che ha visto i suoi ricavi salire del 50% a 3,4 miliardi.
Bank of America ha realizzato un utile di 9,07 miliardi, in crescita del 27%, su ricavi in aumento del 15% a 31,56 miliardi grazie ai guadagni nelle attività di trading e delle commissioni di investment banking.
Wells Fargo invece ha registrato un utile pari a 6,41 miliardi spinto dall'aumento della domanda di credito da parte di consumatori e imprese. I suoi ricavi sono saliti del 9% a 22,62 miliardi.
Dal canto suo Citigroup ha segnato un utile netto di 5,8 miliardi su ricavi per 24,8 miliardi. Per JPMorgan il secondo trimestre si è chiuso con utile in crescita del 41% a 21,16 miliardi di dollari. I ricavi sono saliti del 28% a 57,35 miliardi.
Anche se le famiglie americane incontrano difficoltà a far fronte all'aumento dei costi in seguito alla corsa dei prezzi degli alimentari e dell'energia, le banche americane hanno beneficiato dai tassi di insolvenza sui debiti contenuti e dei tassi di interesse.
«L'economia americana ha dimostrato una notevole resilienza, sostenuta dagli investimenti aziendali», ha osservato Dimon mettendo però in guardia sulla possibilità di rischi all'orizzonte. A preoccupare infatti è la continua volata dei mercati che lascia dubbi sulla sua sostenibilità nel lungo termine, ma anche il rischio di una bolla nell'intelligenza artificiale.
C'è poi il nodo della guerra: il riaccendersi delle tensioni fa temere per l'inflazione e la tenuta dei consumatori americani che, di fronte al caro prezzi, potrebbero ridurre le spese mettendo in pericolo la crescita economica.




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