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COLOMBIA

Oltre 110 morti ed è allerta per il vulcano

Le operazioni di soccorso continuano tra edifici crollati e ospedali evacuati, con il bilancio delle vittime ancora provvisorio.
Oltre 110 morti ed è allerta per il vulcano
Imago
Fonte Ats Ans
Oltre 110 morti ed è allerta per il vulcano
Le operazioni di soccorso continuano tra edifici crollati e ospedali evacuati, con il bilancio delle vittime ancora provvisorio.

BOGOTÀ - Il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto in Colombia aggiornato alle 12.30 colombiane è di 111 morti e 87 feriti.

Lo ha riferito il presidente Abelardo de la Espriella nel suo primo messaggio pubblico al termine della riunione del Comando Unificato dell'emergenza.

Il presidente ha riferito che a partire da adesso sarà il governo a fornire le cifre ufficiali riguardanti le vittime e i danni del sisma. «Il governo nazionale ha dispiegato tutte le sue capacità, la priorità è salvare le persone sotto le macerie», ha affermato de la Espriella.

Il numero dei morti resta provvisorio e potrebbe aumentare con il proseguo delle verifiche e delle operazioni di soccorso nelle aree maggiormente colpite.

Il terremoto ha causato gravi danni agli edifici e ha portato all'evacuazione di località anche molto distanti come Bogotà. Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha dichiarato che supervisionerà personalmente le operazioni di soccorso.

Il presidente colombiano ha confermato che verrà decretato lo stato di calamità nazionale e ha annunciato che tutte le informazioni verranno convogliate al Comando unificato che pubblicherà rapporti aggiornati ogni due ore circa.

Il primo bilancio fornito dal capo dello Stato riferisce anche di «1'575 abitazioni colpite, 37 abitazioni completamente distrutte, 61 edifici crollati, 18 centri di salute colpiti, 52 centri educativi e 17 centri comunitari colpiti, 18 strade danneggiate e sei aeroporti colpiti».

De la Espriella ha inoltre riferito che il coordinamento degli aiuti internazionali sarà a carico del ministero degli Esteri mentre l'aiuto alla popolazione verrà gestito dalla "first lady", Ana Lucía Pineda.

Immagini da brivido
Dal canto suo, il direttore dell'Ospedale Universitario del Valle, nella città di Cali, dove il terremoto ha provocato il crollo di un'intera ala dell'ospedale e si teme per la sorte di bambini intrappolati ha fatto un primo bilancio provvisorio: «In questo momento sappiamo che ci sono almeno 10 persone intrappolate e possiamo confermare almeno un morto, ma temiamo che possano essere forse cinque».

Secondo quanto si osserva dalle immagini televisive sono collassati almeno quattro piani di un settore dell'ospedale. «Il crollo interessa il 30% della struttura e in particolare l'ala pediatrica e di terapia intensiva», ha confermato il dr. Irne Torres a Radio Caracol, parlando di «un dramma nel dramma» provocato dal sisma. «Non possiamo ricevere altri pazienti e abbiamo bisogno di sangue, il 100% dei ricoverati sono stati sfollati nei giardini perché l'intera struttura è danneggiata, si tratta di un'emergenza assoluta», ha aggiunto.

Torres ha riferito inoltre di danni anche alla struttura ospedaliera associata nel municipio di Cartago, un municipio più vicino all'epicentro del terremoto a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocò. «Anche lì ci segnalano il crollo di una parte dell'edificio», ha detto.

Zona altamente sismica
La catena montuosa delle Ande è, in generale, una zona ad alta sismicità. La Colombia, in particolare, è esposta a un elevatissimo rischio sismico, essendo uno dei pochi Paesi al mondo in cui convergono tre placche tettoniche: la terraferma si trova sulla placca sudamericana, le isole di Gorgona e Malpelo poggiano sulla placca di Nazca, e le isole di San Andrés e Providencia sulla placca caraibica.

Il Paese registra una media di 50'000 terremoti al mese, sebbene la maggior parte di essi sia impercettibile all'uomo. Molte delle principali città della Colombia si trovano nella catena montuosa delle Ande o nelle due grandi valli che la dividono in tre catene, attraversate dai fiumi Cauca e Magdalena. L'epicentro del terremoto di oggi si trovava nella Cordigliera Occidentale, tra il fiume Cauca e l'Oceano Pacifico.

Proprio in quest'area si sono verificati alcuni dei terremoti più devastanti: nel 1999, un sisma di magnitudo 6.2 colpì la città di Armenia, quasi alla stessa latitudine ma nella Cordigliera Centrale, causando ingenti danni e quasi 1'000 vittime. Nel 1983, Popayán, nella Cordigliera Occidentale e più a sud, fu colpita da un terremoto che provocò 287 morti.

Allerta vulcano
Dopo il terremoto, è stato emesso una allerta anche per l'improvvisa attivazione del vulcano Puracé, nel dipartimento del Cauca, in concomitanza con il sisma.

Il vulcano, uno dei più attivi del Paese, era già in allerta arancione dalla fine del mese scorso a causa del rischio di eruzione, e in concomitanza con il sisma di oggi ha iniziato l'espulsione di cenere e gas.

Secondo quanto riferisce il Servizio Geologico Colombiano (Sgc), il Puracé, che fa parte della catena vulcanica di Los Coconucos, continua a mostrare un aumento dell'energia sismica e della temperatura delle sue emissioni di cenere e gas, tra cui anidride solforosa e anidride carbonica.

L'attivazione del vulcano ha indotto l'Autorità Colombiana per l'Aviazione Civile (Aerocivil) a ordinare la chiusura temporanea dell'aeroporto Guillermo León Valencia di Popayán, capoluogo del dipartimento di Cauca, a causa del rischio per la navigazione aerea rappresentato da ceneri e gas.

«Vi informiamo che le operazioni aeree presso l'aeroporto di Popayán sono temporaneamente sospese a causa della presenza di ceneri provenienti dal vulcano Puracé, come segnalato dal Servizio Geologico Colombiano», ha dichiarato Aerocivil in un comunicato stampa.

Nel frattempo, la commissaria Ue per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha scritto: «I miei pensieri sono con il popolo della Colombia. Siamo in piena solidarietà con tutti coloro che sono stati colpiti dal terremoto e con le autorità e i soccorritori che lavorano instancabilmente in queste ore difficili. L'Ue resta pronta a fornire il proprio sostegno».

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