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UNIONE EUROPEA
18.05.2020 - 19:380
Aggiornamento : 20:42

Merkel e Macron lanciano un Recovery Fund da 500 miliardi

Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri»

BRUXELLES - Cinquecento miliardi di euro per rilanciare l'economia dell'Unione europea: una proposta declinata in quattro pagine di documento congiunto, per rimettersi alla testa dell'Europa che cerca di uscire dalla crisi del coronavirus.

Francia e Germania, finora su fronti opposti riguardo la strategia da seguire per fare fronte all'emergenza economica generata dal Covid-19, ritrovano l'unità e lanciano la loro idea alla Commissione europea, impegnata in questi giorni a costruire un non semplice consenso intorno al Recovery fund, il fondo per la ripresa su cui la presidente Ursula von der Leyen presenterà la sua proposta la settimana prossima, il 27 maggio.

Il documento franco-tedesco vuole presentarsi come un compromesso tra la posizione dei Paesi dell'Europa meridionale, con Italia e Francia in testa, e quella dei nordici più rigorosi dal punto di vista fiscale, di cui la Germania è capofila. Da un lato le dimensioni chieste per il fondo, 500 miliardi appunto, appaiono nettamente inferiori rispetto alla richiesta della sponda Sud, che finora ha spinto per uno stanziamento di almeno 1000 miliardi. Dall'altro, secondo il meccanismo proposto da Parigi e Berlino, queste sovvenzioni - incardinate sul bilancio pluriennale europeo - dovrebbero essere a fondo perduto, un aspetto che ha fatto finora storcere il naso ai falchi del nord.

Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri», ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron presentando la proposta in conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La quale ha sottolineato che il denaro arriverà «dal bilancio dell'Ue, quindi non prestiti» e sarà messo «a disposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia».

Con il piano franco-tedesco si introdurrebbe anche una prima forma di emissione di debito comune: la Commissione sarebbe infatti autorizzata a finanziare il Fondo per la ripresa andando a prendere denaro a prestito sui mercati in nome dell'Unione europea. Mentre suona invece molto vicino alla sensibilità dei rigoristi il passaggio in cui si specifica che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un'ambiziosa agenda di riforme».

Una posizione a metà strada, insomma, su cui tuttavia l'unanimità resta ancora tutta da trovare. Von der Leyen incassa per ora l'assist franco-tedesco, che «va - dice - nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione». Ma ora bisognerà tenere conto anche delle opinioni di tutti gli altri Stati membri, oltre che del Parlamento europeo.

L'Italia si dice soddisfatta, con Palazzo Chigi che considera la proposta «un buon punto di partenza», anche se ancora «da ampliare». Una posizione, sottolineano dal Governo riguardo al documento franco-tedesco, che «è frutto del lavoro congiunto con altri partner europei, in primis l'Italia». Anche se sul fronte degli inflessibili iniziano già ad arrivare dei distinguo: la prima a rompere le fila è stata l'Austria, secondo cui il sostegno dell'Ue deve concretizzarsi in «prestiti, non aiuti».

Insomma anche nei prossimi giorni ci sarà ancora molto da discutere ai tavoli europei, a partire dall'Ecofin di domani, dove le posizioni appaiono ancora distanti sull'ampiezza e la composizione del fondo per la ripresa. La prima reazione dei mercati, con lo spread in deciso calo a 215 punti base dopo l'annuncio di Parigi e Berlino, è stata decisamente positiva.

Meno quella del leader della Lega Matteo Salvini: «Oggi Merkel e Macron hanno fatto una conferenza stampa da soli. Non si capisce se c'è una Ue o decidono tutto Francia e Germania. Così il Recovery fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori».
 

Cosa prevede l'accordo - Queste le caratteristiche del Fondo per il rilancio previsto dall'iniziativa franco-tedesca di oggi e annunciato da Emmanuel Macron ed Angela Merkel. Il Fondo sarà «temporaneo e mirato, nel quadro del prossimo quadro finanziario pluriennale, un aumento del quale sarà previsto nei primi anni». Francia e Germania, come da documento diffuso, propongono:

* di autorizzare la Commissione europea a finanziare questo aiuto al rilancio con un'emissione di debito comune sui mercati a nome dell'Ue su una base giuridica che rispetti in pieno il Trattato europeo, il quadro finanziario dell'Ue e i diritti dei parlamenti nazionali.

* Il Fondo di rilancio sarà dotato di 500 miliardi di euro sotto forma di spese inserite nel bilancio Ue per i settori e le regioni più colpiti, sulla base di programmi di bilancio dell'Ue e nel rispetto delle priorità europee. Esso rafforzerà la resilienza, la convergenza e la competitività delle economie europee e accrescerà gli investimenti, in particolare nella transizione ecologica e digitale e nella ricerca e l'innovazione.

* I finanziamenti del Fondo di rilancio saranno mirati sulle difficoltà legate alla pandemia e sulle sue ripercussioni. Si tratterà di un complemento eccezionale, integrato nella decisione relativa alle risorse proprie, con un volume e una data di scadenza chiaramente specificati, e che sarà legato a un piano di rimborso vincolante al di là del prossimo quadro finanziario pluriennale sul bilancio Ue.

* Un accordo di insieme rapido sul quadro finanziario pluriennale e sul Fondo di rilancio è necessario per far fronte alle grandi sfide alle quali l'Ue deve rispondere.

* Questo sostegno al rilancio completa gli sforzi nazionali e la serie di misure adottate dall'Eurogruppo; esso si fonderà su un impegno chiaro da parte degli Stati membri per l'applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso.

* Il miglioramento del quadro europeo per raggiungere una fiscalità equa nell'Ue resta una priorità, in particolare con l'introduzione di una tassazione minima effettiva e di una tassazione equa dell'economia digitale in seno all'Unione, appoggiandosi idealmente su conclusioni fruttuose dei lavori dell'Ocse, oltre che sull'applicazione di un quadro comune per la tassa sulle imprese.

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