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CANTONE
20.03.2020 - 22:400

«Serviva il coraggio di agire a metà febbraio. Abbiamo atteso troppo»

Un mese fa Tiziano Galeazzi interpellava il Governo anticipando l’emergenza coronavirus

LUGANO - Un mese fa in pochi avrebbero detto che anche noi ci saremmo trovati in una situazione così difficile. Il 21 febbraio scorso, in pieno carnevale, anche la politica ticinese iniziava a preoccuparsi del coronavirus. In Lombardia il “terremoto” era iniziato. Il primo caso “nostrano” (e a livello svizzero) sarebbe arrivato quattro giorni dopo. Oggi in Ticino ne contiamo oltre 800 con 22 morti.

Il 21 e il 23 febbraio sul tavolo del Consiglio di Stato giungevano due interpellanze di Tiziano Galeazzi a cui questi ultimi 30 giorni hanno di fatto già dato risposta, tra misure e giri di vite. Qualcuno urlava all’allarmismo, oggi invece si parla di ritardo. «Abbiamo sentito a più riprese che il Consiglio federale, e non solo, monitorava la situazione già a gennaio. Se così fosse allora sì, abbiamo aspettato troppo. La reazione andava messa in atto nel mese di febbraio e quindi le prime misure andavano coraggiosamente prese in quel momento», commenta oggi a Tio.ch/20minuti il deputato UDC.

«Sottovalutazione inqualificabile» - A tal proposito, più volte è stata messa sotto accusa anche la mancata stretta sul carnevale. Una «sottovalutazione inqualificabile e imperdonabile» del problema, ci dice. Nelle scorse settimane anche la comunicazione delle autorità è finita più volte nel mirino. «Nella popolazione vi è stata e in parte vi è ancora una certa confusione». Ma le responsabilità secondo Galeazzi andranno ripartite anche oltre il Gottardo. «Se Berna avesse voluto condurre l'intera operazione, avrebbe dovuto impartire misure uguali per tutti i Cantoni. Il Ticino è stato il primo ad essere colpito e gli “esperti” hanno lasciato che altri Cantoni svizzeri non implementassero misure restrittive. Questo fino a qualche giorno fa, perdendo ancora del tempo prezioso».

«Oggi la solidarietà. Le polemiche domani» - Misure più incisive nel frattempo sono state prese. E oggi il Consiglio federale ha dato un ulteriore giro alla vite, vietando gli assembramenti sopra le 5 persone. Per il deputato UDC però «il treno è stato perso», sottolineando il problema di una grave sottovalutazione iniziale. «Oggi non valgono le polemiche, oggi contano la solidarietà e la responsabilità individuale. Per noi e per chi lavora in prima fila. Poi, a fine Pandemia, qualcuno però a Berna vada fino in fondo a questa storia mal gestita. In Ticino mi attiverò per far emergere tutta la faccenda e i punti poco chiari. Gli strumenti politici ci sono e vedrò di utilizzarli».

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