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CHIASSO

«Non è senza scrupoli, né un freddo assassino»

La difesa ha chiesto il proscioglimento dalle accuse di tentato assassinio e tentato omicidio per il 34enne eritreo che, nel gennaio 2024 a Chiasso, aggredì la compagna.
TiPress
«Non è senza scrupoli, né un freddo assassino»
La difesa ha chiesto il proscioglimento dalle accuse di tentato assassinio e tentato omicidio per il 34enne eritreo che, nel gennaio 2024 a Chiasso, aggredì la compagna.

CHIASSO - «L'imputato ha agito in uno stato di turbamento emotivo, causato da comportamenti oppressivi della compagna e dal sospetto di un tradimento. Non ha mai avuto l'intenzione di ucciderla». Questa, in sintesi, la tesi difensiva dell’avvocata Carolina Lamorgese, che nella sua arringa ha contestato le accuse del procuratore pubblico Roberto Ruggeri.

La pubblica accusa aveva chiesto 15 anni di carcere e 15 anni di espulsione per tentato assassinio per il 34enne eritreo comparso ieri davanti alle Assise Criminali di Lugano.

La difesa ha cercato a “sgonfiare” le gravi imputazioni, sottolineando come la violenza non abbia mai fatto parte del passato dell’imputato. «Non aveva mai alzato un dito contro di lei, come ammesso dalla stessa vittima».

L’avvocata ha però aperto con una premessa, alla luce del difficile interrogatorio condotto ieri dal presidente della Corte Amos Pagnamenta: «Occorre considerare la barriera linguistica, le difficoltà di traduzione e le differenze culturali, che hanno impedito all’imputato di esprimersi pienamente».

«Non ha mai pensato di ucciderla»
A questi elementi si aggiungono i limiti mentali emersi dalla perizia psichiatrica, che delineano una persona confusa. «Non voglio minimizzare i fatti», ha proseguito Lamorgese. «L’aggressione è stata un evento terribile e l’imputato ne è consapevole, ma non si è trattato di un tentato assassinio». Nonostante le incertezze «ha sempre ammesso le proprie responsabilità, pur senza riuscire a comprendere fino in fondo il proprio gesto. Non ha mai voluto uccidere la compagna e lo ha ribadito più volte».

La gelosia, già emersa durante il primo giorno di processo, torna anche nella ricostruzione della difesa, ma con una prospettiva diversa. «L’imputato ha descritto un clima di manipolazione e controllo da parte della donna, che lo riteneva responsabile delle difficoltà economiche familiari».

«Era una compagna gelosa, che aveva instaurato un rapporto tossico. L’imputato era al limite della sopportazione, al punto da convincersi di aver sentito una voce maschile. Questo dimostra lo stato di profonda confusione che lo ha portato alla paranoica».

«Ha agito di impulso»
Per configurare il reato di tentato assassinio, ha sostenuto la difesa, devono sussistere premeditazione ed estrema crudeltà nell’azione, elementi che in questo caso verrebbero meno. «La ricostruzione dimostra che l’imputato non ha agito a sangue freddo. La gelosia non è stata l’unica motivazione. Ha agito d’impulso, senza pianificazione. Non aveva alcuna predisposizione alla violenza né una gelosia patologica. Quanto accaduto nei giorni precedenti non rappresentava la normalità. Dopo i fatti ha chiamato i soccorsi per salvare la compagna e ha sempre collaborato, ammettendo quanto accaduto fin da subito».

«Il comportamento dell’imputato va valutato nel suo insieme. Non è un uomo senza scrupoli, né un freddo assassino. Quando si è reso conto della gravità del gesto si è allontanato. Era in uno stato emotivo alterato, accecato dalla rabbia, incapace di controllare i propri sentimenti».

La difesa, dopo aver chiesto il proscioglimento dalle accuse di tentato assassinio e tentato omicidio, ha proposto una pena non superiore ai sette anni. Quanto all’espulsione, l’avvocata ha ricordato i due figli piccoli che l’uomo non vede da due anni, chiedendo alla Corte di rinunciare alla misura.

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