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«Ha abusato di sua figlia e l'ha fatta abortire quattro volte»: 12 anni di carcere

Condannato ed espulso un 60enne residente nel Luganese che per anni ha ripetutamente violentato la figlia, affetta da un ritardo mentale.
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«Ha abusato di sua figlia e l'ha fatta abortire quattro volte»: 12 anni di carcere
Condannato ed espulso un 60enne residente nel Luganese che per anni ha ripetutamente violentato la figlia, affetta da un ritardo mentale.

LUGANO - «Raramente in quest'aula ci siamo trovati confrontati con una fattispecie così raccapricciante e aberrante. I fatti denotano un'estrema gravità e perversione». È con queste parole che oggi alle Assise criminali la giudice Monica Sartori Lombardi ha annunciato la condanna di un 60enne siriano residente nel Luganese.

Per lui è stata ordinata una condanna di 12 anni di carcere, più l'espulsione dalla Svizzera per 12 anni. L'uomo dovrà inoltre rispettare il divieto di svolgere attività a contatto con minori e persone vulnerabili e il divieto di avvicinarsi alla vittima e al resto dei familiari.

«Incuteva paura e cercava di normalizzare gli abusi»
«I fatti commessi sono molto gravi», ha detto la giudice. «L'imputato ha reiteratamente costretto la figlia a subire gli abusi e l'ha forzata ad abortire per ben quattro volte dopo averla messa incinta. Ha dimostrato totale noncuranza verso lo stato emotivo della giovane e ha agito per meri motivi egoistici, seguendo le sue pulsioni sessuali e cercando di normalizzare il suo agire, incutendole paura e grandi sofferenze».

Il 60enne, è stato sottolineato, «non ha dimostrato alcuna ammissione di responsabilità né alcuna empatia verso la vittima e il resto dei familiari».

«Il clima di terrore spiega l'iniziale reticenza»
Essendo il processo indiziario, la giudice ha spiegato che la Corte ha provveduto a un'analisi della credibilità delle parti. «Per quel che concerne la vittima, è vero che inizialmente ha raccontato di aver avuto dei fidanzati, riconducendo le gravidanze e le relative interruzioni a rapporti con loro, ma poi ha ammesso che era il padre ad aver avuto rapporti con lei. L'iniziale reticenza della ragazza si spiega con il clima di terrore in cui l'imputato faceva vivere l'intera famiglia, e che ben emerge dalle dichiarazioni agli atti».

Le incongruenze temporali constatate nel racconto della vittima, inoltre, vanno inserite in un contesto ben specifico. «Non va disatteso il fatto che ella soffre di un lieve ritardo mentale, e che gli atti commessi dal padre le erano stati inculcati come qualcosa di normale».

Conati di vomito e pianto
La Corte, oltretutto, ha potuto visionare i filmati delle audizioni della giovane, che è apparsa genuina. «Le sue dichiarazioni appaiono coerenti e costanti, le espressioni del viso e il pianto riflettono una reale sofferenza e un autentico vissuto». Ritenuto emblematico, inoltre, il fatto che «immediatamente dopo dei conati di vomito sia riuscita a raccontare la verità».

Il 60enne, al contrario, «ha reso dichiarazioni fantasiose e bizzarre e la sua credibilità è apparsa scarsa, per non dire del tutto inesistente».

Quattro aborti che raccontano una storia
Alla luce di ben quattro interruzioni di gravidanza in quattro anni, in definitiva, «si può concludere che c'è stata una reiterazione del reato e che ciò sia avvenuto con grande frequenza», ha concluso Sartori Lombardi.

Il 60enne è stato ritenuto colpevole di violenza carnale ripetuta, incesto ripetuto, lesioni semplici ripetute, vie di fatto reiterate, minaccia ripetuta e appropriazione indebita aggravata.

Durante il dibattimento, lo ricordiamo, la pubblica accusa aveva chiesto dieci anni di carcere, più l'espulsione dalla Svizzera per dieci anni. La difesa, invece, aveva chiesto il proscioglimento.

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