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Anni di abusi sulla figlia, lei rimane incinta e lui la fa abortire quattro volte

È una storia che fa rabbrividire quella al centro del processo in corso alle Assise criminali. Un 60enne residente nel Luganese è accusato di aver ripetutamente violentato sua figlia, affetta da un ritardo mentale.
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Anni di abusi sulla figlia, lei rimane incinta e lui la fa abortire quattro volte
È una storia che fa rabbrividire quella al centro del processo in corso alle Assise criminali. Un 60enne residente nel Luganese è accusato di aver ripetutamente violentato sua figlia, affetta da un ritardo mentale.

LUGANO - Avrebbe ripetutamente abusato sessualmente di sua figlia, sull'arco di ben sette anni, l'uomo oggi a processo alle Assise criminali di Lugano. I fatti risalgono al periodo 2015-2022, quando la giovane, affetta da un ritardo mentale lieve, aveva tra i 16 e i 23 anni.

L'imputato, un 60enne siriano giunto in Svizzera nel 2015 come richiedente d'asilo, avrebbe costretto la figlia a subire le violenze, l'avrebbe messa incinta per ben quattro volte e l'avrebbe puntualmente fatta abortire.

Stando all'atto d'accusa, inoltre, l'uomo era solito picchiare tutti i membri della sua famiglia, percuotendoli con sberle, calci e pugni, e ha indebitamente impiegato, per scopi personali, gli assegni di invalidità di cui beneficiavano i figli.

«Mia figlia mente» - Rispetto agli abusi, però, lui nega tutto. «Mia figlia mente perché è ritardata mentalmente, e sono parole che le ha messo in testa sua nonna. E poi vuole mostrare che lei è una ragazza pulita. Per noi in Siria una ragazza che ha un rapporto sessuale con un uomo, rimane incinta e abortisce, poi non si può sposare. Rimane una macchia sporca a vita, così ha inventato questa cosa...per scaricare la vergogna su di me».

Interrogato dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, il 60enne ha confermato che sua figlia ha subito quattro aborti, di cui uno in Libano e tre in Svizzera, ma contesta che siano stati la conseguenza dei rapporti avuti con lui. «Impossibile», ha dichiarato in aula.

«Non li picchio. Mia suocera li ha indotti a dire bugie» - Anche per quanto concerne le accuse di violenze fisiche sui familiari, l'imputato si chiama fuori. «Io non li picchio. Loro sono più cari della mia anima», afferma, sostenendo che sua suocera avrebbe indotto l'intera famiglia a raccontare bugie.

«Voglio rimanere in Svizzera» - L'imputato ha poi affermato di voler rimanere in Svizzera dopo la scarcerazione e che spera di riuscire a riappacificarsi con i familiari. «Nel Corano c’è scritto che anche se i tuoi figli o tua moglie fanno un peccato verso di te tu devi perdonarli, perché questa è una cosa grande. Il Signore poi ti premia e vai in paradiso», ha detto, aggiungendo di essersi «innamorato della Svizzera e del popolo svizzero».

Non c'è poi stata nessuna ammissione, da parte dell'uomo, nemmeno per quanto concerne gli assegni di invalidità dei figli utilizzati per se stesso e per fare regali da migliaia di franchi a donne con cui desiderava intrattenere delle relazioni.

Immagini cruente nel computer - Nel computer del 60enne, infine, sono stati trovati video e immagini rappresentanti atti di cruda violenza raffiguranti l'uccisione di persone, decapitazioni, sgozzamenti e fustigazioni che avvenivano in Siria. «Io li ricevevo, li guardavo per capire com'era la situazione in Siria, e poi li cancellavo», ha commentato l'imputato.

Le accuse a suo carico sono di violenza carnale ripetuta, incesto ripetuto, lesioni semplici ripetute, vie di fatto reiterate, minaccia ripetuta, appropriazione indebita aggravata e rappresentazione di atti di cruda violenza.

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