«Non l’ho ferito io: l’amavo. E ho patito l’inferno»

A processo alle Assise criminali di Lugano una donna accusata di tentato omicidio intenzionale. L’imputata, però, respinge le accuse.
LUGANO - «Le false testimonianze hanno causato la mia carcerazione. Sono state lese la mia immagine e la mia reputazione. Ho patito l’inferno».
Le accuse - A dirlo è una 42enne, oggi davanti alle Assise criminali di Lugano con l’accusa di tentato omicidio intenzionale e, in subordine, tentate lesioni gravi o lesioni semplici con un oggetto pericoloso. La donna, da oltre tre mesi in carcerazione preventiva, nega d’aver colpito al collo un 46enne con lo stelo di un bicchiere di cristallo rotto.
Il legame sentimentale - Tra i due, fino alla settimana prima, c’era un legame sentimentale definito «altalenante. Io però facevo di tutto per lui. Lo veneravo, lo trattavo come un principe. Ci sono stati momenti belli e momenti meno belli. A volte avvenivano anche litigi. Ho avuto l’impressione che, per lui, in alcune occasioni, fossi un ostacolo».
«Ho lanciato il bicchiere, non ho colpito nessuno» - Nel rispondere alle domande del presidente della Corte Curzio Guscetti, la cittadina italiana residente nel Luganese ha dato la sua versione dei fatti rispetto a quanto accaduto il 22 ottobre 2025 nell’appartamento di via Massagno.
«Eravamo in tre. Ho lanciato il bicchiere nel vuoto per fare rumore e attirare l’attenzione: avevamo sul tavolo una bottiglia di champagne e i calici per brindare al mio nuovo contratto di lavoro. Invece confabulavano tra loro».
Gli insulti e i frammenti sul tavolo - La 42enne precisa di aver ricevuto «una “sfilata” di insulti» dal 46enne. «Inveiva contro di me nonostante io provassi ad aiutarlo: la sera prima era stato malmenato a Lugano, era molto arrabbiato e spaventato. Io poi sono andata in camera e, in differita, ho sentito il rumore di un bicchiere infranto. I frammenti ritrovati sul tavolo? Non so chi l’abbia rotto, non sono stata io».
Un triangolo “tossico” - Oltre all’imputata, nella stanza quel giorno erano presenti la vittima e un loro amico. Un rapporto con dinamiche definite «tossiche».
«Mi hanno rovinata» - «Con le loro accuse false nei miei confronti mi hanno rovinata - spiega l’imputata - si sono accordati per vendermi. Hanno voluto affibbiare a me l’aggressione per poi provare ad avere, tramite la richiesta di risarcimento, dei vantaggi economici».
«Non sono stata io: l’amavo» - La ferita, di circa tre centimetri, è stata inferta in una zona potenzialmente in grado di provocare la morte. L’uomo, lo ricordiamo, ha necessitato un ricovero temporaneo in ospedale. «Lo ripeto: non sono stata io. Mai avrei potuto farlo nei confronti della persona che amavo. E pure ora, nonostante mi abbia denunciato, non provo odio».
Le altre accuse - La donna è anche accusata di ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e grave infrazione alle norme della circolazione (in questo caso, non ci sono contestazioni). L’imputata è difesa dall’avvocato Nuria Regazzi. L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari (già preannunciata la richiesta di espulsione).




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