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CANTONE
01.07.2020 - 09:580
Aggiornamento : 10:54

Aveva in mente di "fare una strage": il suo processo parte con un colpo di scena

A maggio 2018 lo studente della Commercio era stato arrestato. Un dettaglio ha rischiato di farlo prosciogliere subito.

Al momento del fermo, era stato firmato un decreto di abbandono per il reato di minaccia. Su questo "ha giocato" l'avvocato difensore Luigi Mattei. Ma dopo la Camera di Consiglio si decide di proseguire.

LUGANO - A maggio 2018 era finito in manette dopo essere stato sospettato di "meditare una strage" alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. Il giovane, classe 1998, da oggi si trova davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani. Ma il processo inizia con un colpo di scena. L'avvocato della difesa Luigi Mattei, infatti, gioca una carta imprevista. Al momento della formulazione dell'atto d'accusa, infatti, era stato firmato dall'ex procuratore pubblico Antonio Perugini un decreto di abbandono per il reato di minaccia. Questo, in linea teorica, potrebbe portare alla sospensione del dibattimento o addirittura al proscioglimento del giovane. 

Il blocco dopo pochi minuti – Pronti via. E il processo di Lugano, che si svolge eccezionalmente al Palazzo dei Congressi con tanto di rigide procedure anti Covid-19, è già fermo. Tutti in Camera di Consiglio. Si deve decidere cosa fare e come porsi sulla questione sollevata da Mattei. Lo stesso avvocato, comunque, dichiara: «Noi vogliamo che il processo si faccia. Anche il mio giovane assistito lo vuole, ne ha bisogno per il suo percorso. Però devono essere cambiate determinate condizioni».

Il precedente – Da una parte un atto d'accusa formulato in maniera completa, con tanto di rinvio a giudizio. Dall'altra, però, un decreto d'abbandono che, a causa di una sentenza del Tribunale Federale risalente a un paio di anni fa, rischia di fare vacillare tutto il resto. La vicenda ricorda quanto accaduto recentemente al processo sul caso Consonni, legato a una questione di taglieggiamenti delle buste paga degli operai. Anche in quell'occasione, con casualmente sempre Mauro Ermani a fare da giudice, gli accusati vennero prosciolti a causa di un decreto d'abbandono "galeotto".

Due atti non compatibili – La Corte dovrà valutare se applicare il principio "ne bis in idem" (termine giuridico che significa: "non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto"). Due atti d'accusa diversi che possono fare riferimento agli stessi fatti non sono compatibili. Se in merito a uno dei due, viene firmato il decreto d'abbandono, vengono rimessi in discussione i capi anche del secondo. Inizialmente Perugini aveva fatto riferimento "solo" a minacce. L'intenzione, dopo il decreto d'abbandono del primo atto, era quella di rincarare la dose con un secondo atto d'accusa. Da qui nasce il "pasticcio". 

Si va avanti – Sono le 10.30. Dopo la Camera di Consiglio, il giudice Mauro Ermani comunica che si va avanti. Contestualizzando i motivi che avevano portato al decreto d'abbandono del primo atto di accusa. «Una compagna di scuola dell'accusato temeva che il giovane si suicidasse. Si era rivolta ai docenti. Che poi avevano parlato con la polizia. Il Ministero pubblico doveva prendere un provvedimento coercitivo. Erano state trovate delle armi. Serviva un pretesto per agire. Nessuno ipotizzava in quel momento che potessero esserci retroscena ben più gravi. Ecco perché è stato usato il termine di "minacce" in un primo tempo. Sarebbe assurdo abbandonare il dibattimento per una questione del genere». 

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