Cerca e trova immobili
CANTONE

Scatta il contributo sulle cure a domicilio (e non è un pesce d'aprile)

Da oggi cambia il sistema di partecipazione per l'assistenza a casa. E mentre il Cantone difende la misura, monta la protesta: «A rischio i pazienti più fragili»
Ti-Press /Spitex / Monika Flueckiger
Scatta il contributo sulle cure a domicilio (e non è un pesce d'aprile)
Da oggi cambia il sistema di partecipazione per l'assistenza a casa. E mentre il Cantone difende la misura, monta la protesta: «A rischio i pazienti più fragili»

BELLINZONA - Scatta il contributo sulle cure a domicilio. E no, non è un pesce d'aprile. Lo sanno bene spitex, infermieri indipendenti e pazienti che da oggi, 1° aprile, vedranno aggiungersi alla nota di spesa un'altra voce: quella della partecipazione ai costi per le cure a domicilio. La misura, inserita nel Preventivo 2026 del Cantone, prevede un contributo di 50 centesimi ogni cinque minuti di prestazione, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Per chi necessita di cure quotidiane, la spesa può arrivare a circa 450 franchi al mese. Ma il settore, sostenuto da assistiti e dai loro familiari, annuncia battaglia: ieri a Palazzo delle Orsoline sono state depositate in Cancelleria oltre 20 mila firme a favore della petizione “Non è colpa dei pazienti”, lanciata solo lo scorso giovedì.

Tante perplessità - Neanche a dirlo, la nuova disposizione desta preoccupazione negli operatori del settore e persone assistite. «Si tratta di una misura prevista dalla LAMal e già applicata in altri Cantoni, ma in Ticino rappresenta un cambiamento importante», spiega a tio.ch Paola Lavagetti delegata dell’Associazione svizzera degli Spitex privati (ASPS). «Il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze e la pressione sul sistema di aiuti sociali, penalizzando soprattutto i più vulnerabili». Secondo Lavagetti, anche le modalità di introduzione stanno generando incertezza: la misura riguarda infatti «i servizi e gli infermieri indipendenti contrattualizzati con il Cantone (ovvero quei professionisti che, rispettando specifici standard qualitativi, ricevono dal Cantone il finanziamento residuo per coprire i costi delle cure, ndr), mentre chi non ha firmato il contratto non è ancora obbligato ad applicarla». Ne deriva, osserva, «uno squilibrio e una possibile concorrenza sleale, con utenti che pagano e altri che non pagano». Preoccupati anche gli assistiti, che temono un aumento significativo dei costi. «Alcuni stanno già chiedendo di rivedere le prestazioni, anche se siamo all’inizio e non sono ancora arrivate le prime fatture. I più a rischio sono anche i più fragili», continua Lavagetti. Oggi la cassa malati prevede già una partecipazione del 10% con un tetto massimo di 700 franchi annui: «Qui invece il limite è più alto e può arrivare anche a 5–6 mila franchi l’anno, a seconda delle giornate di cura».

Un contesto già sotto pressione - Critiche arrivano anche da Emmanuelle Bortolin, co-responsabile per il Ticino di Alliance Care. «Il problema principale è il poco preavviso nell’introduzione della misura, che ha reso difficile stimare i rimborsi e dare certezze alle persone, soprattutto sugli anticipi di spesa», afferma. A ciò si aggiunge un aumento del carico amministrativo: «Ci sono calcoli complessi tra più operatori nelle prese a carico condivise e difficoltà di coordinamento, soprattutto quando i sistemi informatici non sono compatibili». Sul piano clinico, il timore è che alcuni pazienti riducano o rinuncino alle cure per motivi economici, con un possibile peggioramento dello stato di salute e un aumento degli accessi al pronto soccorso, senza reali risparmi per il sistema. Il tutto in un contesto già sotto pressione. «L’aumento della franchigia e l’ipotesi di una tassa di 50 franchi per l’accesso al pronto soccorso aumentano la preoccupazione generale sulla sostenibilità dei costi sanitari», sottolinea Bortolin. «Le iniziative per ridurre i premi di cassa malati sono già state votate: questa misura è solo la goccia che fa traboccare il vaso». E aggiunge: «Il problema della sovrafatturazione esiste, ma andrebbe affrontato con più controlli e sanzioni, non con penalizzazioni generalizzate che colpiscono un intero settore».

Cosa prevede la LAMal - Dal canto suo, il Consiglio di Stato ha applicato quel che trova fondamento nell’articolo 25a capoverso 5 della LAMal e attribuisce ai Cantoni la competenza sul finanziamento residuo delle cure di lunga durata. Ma cosa prevede esattamente la legge? Lo abbiamo chiesto all’Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP). Un portavoce spiega: «Il capoverso 1 dell'articolo di legge in questione, stabilisce che l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS) versa un contributo fisso alle prestazioni di cura. Il capoverso 5 precisa invece che anche gli assicurati partecipano alla copertura dei costi e che i Cantoni disciplinano il finanziamento residuo, potendo eventualmente delegarlo ai Comuni». Come sottolinea l’UFSP, «ogni Cantone è libero di definire l’importo della quota a carico del paziente. Il tetto massimo non è fissato dal Consiglio federale, ma dalla LAMal: corrisponde al 20% del contributo massimo per le cure, che per l’assistenza a domicilio è attualmente pari a 76.90 franchi. Ne deriva un onere massimo di 15.38 franchi al giorno».

Un quadro eterogeneo - Nella pratica, però, il quadro è molto variegato. I Cantoni che non applicano alcun contributo sono ormai pochi: Friburgo, Neuchâtel, Vaud e Vallese. Altrove si registrano modelli differenti: a Basilea Campagna, Basilea Città, Svitto e Zurigo il tetto è di 7.65 franchi al giorno per gli adulti; in Appenzello Interno, Argovia e Grigioni si sale a 7.70 franchi. Nei Cantoni di Glarona, Lucerna, Nidvaldo, Obvaldo, San Gallo, Soletta, Turgovia, Uri e Zugo il limite massimo raggiunge invece i 15.35 franchi al giorno. A Berna vale solo per gli over 65, mentre a Ginevra è fissato a 8 franchi e nel Giura a 5 franchi, limitatamente ai livelli di assistenza più elevati. L’Ufficio federale precisa inoltre: «I Cantoni possono prevedere esenzioni solo rinunciando a far fatturare la quota agli assicurati e assumendosi direttamente il relativo costo nell’ambito del finanziamento residuo».

Chi ha diritto all’esenzione? - Resta però un punto centrale: chi ha effettivamente diritto all’esenzione? Secondo il comunicato del Consiglio di Stato, «potranno beneficiarne le persone che percepiscono prestazioni complementari (PC) AVS/AI, con possibilità di rimborso secondo le disposizioni vigenti. Anche chi non rientra in questa categoria può comunque verificare un eventuale diritto». I criteri applicativi, tuttavia, non sono ancora del tutto chiari. Per ulteriori precisazioni abbiamo interpellato la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie competente, dalla quale non è ancora giunta risposta.


Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE