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Facchinetti e Berto, dalla Brianza al Ticino

L'amicizia in gioventù, la collaborazione nella nuova casa ticinese e due visioni imprenditoriali: scoprile nel nuovo episodio di TioTalk
Facchinetti e Berto, dalla Brianza al Ticino
TIO/20MIN/CAIRONI
Facchinetti e Berto, dalla Brianza al Ticino
L'amicizia in gioventù, la collaborazione nella nuova casa ticinese e due visioni imprenditoriali: scoprile nel nuovo episodio di TioTalk

SAVOSA - È un episodio di TioTalk abbastanza sui generis, quello in onda oggi. Non per la presenza del doppio ospite, ma per l'argomento trattato. O meglio: per l'intreccio tra due mondi, due modi di esprimersi. Con Francesco Facchinetti e Filippo Berto abbiamo infatti parlato di musica e... arredamento. Entrambi hanno qualcosa da dire sull'argomento: il primo ha al suo attivo tre album, una ventina di singoli ("La canzone del capitano" la ricordate tutti) e ha contribuito a lanciare, tramite la sua agenzia di management o con la partecipazione ai talent, artisti che oggi sono una realtà della scena musicale italiana. Il secondo, invece, è il titolare di un'azienda nata in Brianza ma con showroom in mezza Italia (e a Lugano), nonché grande appassionato delle sette note.

Galeotto fu, per la conoscenza reciproca... il punk. «Lui fu il capostipite del movimento locale, all'inizio degli anni '90» dice Facchinetti a proposito di Berto. «Fu un momento bello, di esplosione, creatività e aggregazione». I casi della vita, ora, li hanno portati entrambi in Ticino. Berto per motivi imprenditoriali, Facchinetti invece per una scelta familiare, un trasferimento in pianta stabile. E, quando è stato il momento di arredare la nuova casa, Francesco non ha avuto dubbi: «Arrivi a un momento della vita in cui dici: "Voglio fare le cose con le persone con cui mi trovo bene". Queste sono le famose "piccole cose" che rimangono nel tempo e generano delle sensazioni positive».

I due avevano già collaborato nell'arredamento della casa brianzola di Facchinetti, ma questa volta hanno operato con uno stile meno eclettico. Soprattutto, hanno potuto partire da zero, naturalmente insieme alla moglie di Francesco. «La storia è questa: due amici che si rincontrano, che hanno voglia di fare qualcosa insieme». Berto spiega di essersi trovato di fronte a «un vero campo di prova» e di aver dovuto «dare il meglio per un progetto bellissimo», che in questo caso ha coinciso «con un nuovo inizio, un nuovo percorso di vita con tutta la famiglia. Ci stiamo lavorando e siamo quasi alla fine». «E spero che ci sia una fine!» ha aggiunto, ridendo, Facchinetti.

Dicevamo del rapporto tra musica e arredamento: Berto ha mantenuto una passione viscerale per le sette note, che ha riversato nell'attività professionale dando il nome di album e artisti ad alcune collezioni. Troviamo quindi quelle dedicate a David Bowie, Iggy Pop o a un disco mitologico come "Pet Sounds" dei Beach Boys. «Mi piacerebbe provare a lavorare con l'ispirazione di un artista contemporaneo», ammette, magari con il suo coinvolgimento diretto nel processo creativo. «Perché no».

E di tanta musica si è parlato anche con Francesco Facchinetti, il quale - dopo essere cresciuto avendo in casa un monumento della canzone italiana (il padre Roby, pilastro dei Pooh) - l'ha fatta in prima persona e poi si è dedicato a promuoverla, gestendo numerosi talenti di assoluto livello. Si è quindi discusso dell'evoluzione del settore tra talent show, dinamiche dell'industria discografica e la necessità che i giovani artisti pensino, più che al successo immediato, a quale eredità consegnare ai posteri. Il tutto riassumibile in due parole: "legacy" e "coraggio".

Guarda l'intervista integrale e gli altri episodi di TioTalk su Tio.ch, oppure sul nostro canale YouTube.


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