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LUGANO Truffe e furti inventati, chiesti cinque anni e mezzo per l’avvocato

21.04.22 - 19:12
«I fatti parlano da soli» per la procuratrice Francesca Piffaretti-Lanz. Il 57enne è ritenuto poco collaborativo
tipress
Truffe e furti inventati, chiesti cinque anni e mezzo per l’avvocato
«I fatti parlano da soli» per la procuratrice Francesca Piffaretti-Lanz. Il 57enne è ritenuto poco collaborativo

LUGANO - Cinque anni e sei mesi di carcere. Più l’espulsione dalla Svizzera per sette anni. È questa la pena richiesta dall’accusa per l’avvocato 57enne oggi a processo alla Corte delle assise criminali di Lugano. L’uomo deve rispondere di diverse ipotesi di reato, tra cui truffa aggravata, appropriazione indebita e ripetuta falsità in documenti.

«Il signore ci ha propinato una montagna di bugie», ha sottolineato la procuratrice pubblica Francesca Piffaretti-Lanz. «I fatti parlano da soli. I dossier sono pieni zeppi di documenti falsi». Si parla, ha evidenziato la PP, di tre milioni di valori sequestrati, 800mila franchi di crediti Covid truffaldini richiesti e quattro società bucalettere o inattive messe in liquidazione. «L’imputato, benché non sia mai risultato al registro di commercio come amministratore di queste società, faceva da tramite, gestiva denaro, aveva potere decisionale, le auto si trovavano a casa sua». Diverse persone sono state a più riprese coinvolte in molte delle malefatte dell’uomo, ha aggiunto la PP, «ed è evidente che si tratti di reati commissionati dall’imputato».

Il comportamento processuale del 57enne, ha aggiunto Piffaretti-Lanz «non è inoltre collaborativo, la lettera a Babbo Natale inviatami è una presa in giro verso la corte. L’imputato ha poi tentato a più riprese di inquinare le prove».

Non ha risparmiato le critiche nemmeno il rappresentante di uno degli accusatori privati per quanto riguarda i crediti Covid, l’avvocato Davide Ceroni, che ha chiesto il rimborso di oltre 455mila franchi per gli aiuti concessi, più interessi e spese legali. «L’imputato nega ad oltranza. La menzogna c’è stata non solo nella cifra d’affari dichiarata per le varie aziende, ma anche nel come sono stati utilizzati gli aiuti concessi, andati a finire nell’acquisto di beni personali, come gioielli e pietre preziose».

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